A Compiano con il Pen Club

Ricordo di una giornata del 2005 tra cultura, poesia, amicizia

A Compiano, ogni anno, per due tre giorni, soci e direttivo del PEN si riuniscono per inneggiare, con il premio PEN, alla bellezza della musica, dell’arte, soprattutto della scrittura, la cui espressione è diritto inalienabile di ogni uomo rifiutato però a molti artisti in vari paesi del mondo. Mi soffermo a descrivere l’atmosfera di questo incontro, in particolare sull’anno 2005, esemplare per la partecipazione al premio della patavina Antonia Arslan.

Si sta bene a Compiano (Parma), nel borgo medievale cornice ancora autentica al castello di origine carolingia. Si sta bene, il primo settembre, nelle giornate conclusive del premio letterario PEN Club Italiano, quindicesima edizione. Il clima è mite, dolce il paesaggio dell’Appennino parmense percorso,
nella valle sottostante, dalla freschezza del Taro. E nella cittadella si respira aria buona di cultura diramata anche negli incontri per le viuzze lastricate con i finalisti: Eraldo Affinati, Antonia Arslan, Maurizio MaggianiAlberto OngaroAlessandro Piperno, e con i giornalisti di varie testate. Pure l’accoglienza di Francesca Lami al Palazzo Comunale prelude all’atmosfera cortese che permea ogni momento di questa manifestazione.

La cena stessa di benvenuto è un discorrere sereno tra i soci del PEN Club ritrovatisi, e i nuovi, con bilanci sul prima e pronostici sul vincitore. Facilmente si ripercorrono insieme comuni trame di vita in vibrazioni amicali, con Giovanni e Paola Lucarini da poco mancata [a inizio marzo 2024], con Bruno e Maria Valbonesi, con Chiara Macconi del PEN Club Internazionale, probabilmente intervenuta solo quell’anno, persone con cui si è consolidato un legame profondo di amicizia.  

Ma il 3 settembre è il giorno del grande evento preceduto da altri amabili impegni intensamente vissuti, pur nel loro rapido succedersi: Concerto di Elisa Sargenti (arpa), e Daniela Cammarano (violino) con musiche di Rossini, Saint-Saëns, Tedeschi, Tournier e Massenet alla chiesa di San Giovanni Battista.

Visita alla mostra “Realismo fantastico” di Claudio Sacchi alla Sala Convegni e incontro con il maestro. Pranzo alla corte del castello e passeggiata per i giardini. E sempre si avverte un comune sentire culturale, ancora più pregnante all’appuntamento, alle 15, nell’incantevole piazzetta sospesa sul Taro.

Dopo il saluto di Lucio Lami, presidente del PEN Club e ospite attento, viene assegnato il Premio Nazionale Gianfranco Fedrigoni 2005 per l’editoria di pregio al volume Pinocchio di Mimmo Paladino (Papiro), a La casa della scatola (Comieco) e a L’amore è di fuoco (Scheiwiller). Si procede quindi, alla presenza del notaio e dei membri del direttivo, al rito dello spoglio delle schede dei voti dei soci, con gli sguardi posati sul cartellone quasi in un’atmosfera di suspense che subito si dilata in applausi alla proclamazione del vincitore. Vince Antonia Arslan con il romanzo La masseria delle allodole (Rizzoli, voti 358), seguita da Alberto Ongaro con La taverna del Doge Loredan (Piemme, voti 306), Maurizio Maggiani con Il viaggiatore notturno (Feltrinelli), Eraldo Affinati con Secoli di gioventù (Mondadori) e infine Alessandro Piperno con il romanzo Con le peggiori intenzioni (Mondadori).

E il rituale della premiazione diviene per gli scrittori momento di contatto vivo con il pubblico: alle esortazioni del poeta Luciano Luisi illustrano l’ultimo romanzo nell’iter della loro scrittura e vita. E la Arslan, che mancò la vittoria al Campiello 2004 per soli due voti, dichiara: “… mi fa piacere che il mio libro abbia vinto, perché nel racconto ripercorro le vicende di una lontana strage, quella degli armeni, che ha macchiato la coscienza dei popoli europei all’inizio del Novecento. Di alcuni genocidi, come questo, nessuno parla e così scivolano via dalla memoria collettiva senza lasciare traccia.” Poi l’autrice legge con intensa emozione una poesia dal Canto del pane, poemetto di Daniel Varujan da lei tradotto. E in un rinnovo di applausi dei presenti stretti intorno a lei, e dei giornalisti in attesa di risposte, si chiude la quindicesima edizione. Un’esperienza interessante che fa riflettere sull’unicità di questo premio, lontano dai giochi di mercato, dalle pressioni delle case editrici, unicamente gestito da poeti, narratori, saggisti del PEN Club. In base infatti ad una lista di autori scelti per merito dal direttivo, i soci si esprimono in due successive votazioni anonime, per corrispondenza. Un modo altro di fare cultura, di promuovere scrittori e libri nel tempo assorto e sereno del borgo medievale di Compiano che quest’anno ha dato esclusivamente voce al romanzo quasi ad indicare la svolta che si sta delineando nella narrativa italiana.

E la giornata si ferma nella magica atmosfera della cena di gala al castello, coronata da cromatiche fantasie pirotecniche. In questi giorni rimane come cara abitudine la partecipazione alla messa tutti insieme al Santuario della Madonna del Faggio, pausa utile allo spirito e all’amicizia, come appare da questa foto ritrovata.

A seguire, nel mattino, fra pause-incontri alla piazzetta e per ultimo il buffet, si partecipa al dibattito sugli Atti della “Cattedra dei Diritti Umani dello Scrittore”, inaugurata il 3 maggio nella prestigiosa cornice veneziana dell’Ateneo dal PEN Club in collaborazione con l’Ateneo stesso e l’Unesco. E si riparla ora, nel salone consigliare del Palazzo Comunale, di quell’evento animato dalla presenza a Venezia di letterati di 18 nazioni con le loro testimonianze umane e culturali. Nasce subito amara la riflessione di come i nostri giovani studenti, e altri di questa meccanica società, ignorino la tragica situazione di molti scrittori che vivono, in troppe parti del mondo, senza poter esprimere le loro idee se non a prezzo della loro stessa libertà.

Nasce l’urgenza allora d’intervenire proprio nelle scuole per una informazione più completa. E questa Cattedra, protagonista delle ultime ore trascorse a Compiano, onora veramente il PEN Club Italiano sodalizio che opera a tante mani in un succedersi di illustri presidenti (l’ultimo, Mario Luzi, affettuosamente ricordato da Lucio Lami) e con la collaborazione di qualificati scrittori e critici, in un’atmosfera sempre di valori autentici. Si può, per simpatia, memorare che anche Andrea Zanzotto è stato premiato per Sovrimpressioni (Mondadori, 2001).

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