Uno “sguardo dal basso” per “vedere oltre”

Riflessioni su come invertire la tendenza all’astensionismo tra i cittadini e tornare ad esprimere una politica credibile e propositiva

L’esito delle recenti elezioni ha dato sicuramente un esito certo: i cittadini disillusi partecipano sempre meno al voto. La percentuale degli astensionisti aumenta sempre di più, in misura contraria agli appelli e ai messaggi dei partiti di riportarli al voto. I motivi non sono sintetizzabili in poche righe ma un tentativo seppur parziale e schematico va comunque messo sul tavolo di una discussione. E allora, approfittando del sole estivo che concede qualche ora in più per le letture, ho riesumato casualmente i resoconti di una conferenza del sociologo tedesco Max Weber che, oltre un secolo fa, nel 1919 spiegava come il processo di rinnovamento abbisogna di leader politici dotati di alcune competenze: professionalità, responsabilità, lungimiranza, calma.

La professionalità richiama l’attenzione sulla necessità di conoscere in modo approfondito i linguaggi e i meccanismi della politica, che si contrappone all’incompetenza che finirebbe con il far pagare a caro prezzo scelte sconsiderate a tutta la comunità. C’è bisogno di professionisti della politica – questa non è una brutta parola! – che abbiano un’etica salda e riconoscibile, che ascoltino la realtà con competenza e ricerchino soluzioni reali con strumenti adatti e visioni politiche lungimiranti e buone.

La responsabilità implica, invece, il saper valutare il peso e il significato delle proprie azioni, assumersi le conseguenze delle proprie scelte, non fuggire di fronte alle crisi, ma coinvolgersi in prima persona, non gonfiare le paure né lucrare su queste.

La lungimiranza porta a considerare e ponderare gli effetti a lungo termine di ogni scelta. Di fronte ad una politica che vuole tutto e subito, e che sembra rincorrere solo il consenso, la lungimiranza è oggi una vera profezia di speranza! Non si intenda solo la capacità di “guardare lontano”, ma più profondamente quella d’intuire e intraprendere strade nuove, in grado di edificare il bene comune in maniera stabile, duratura e per tutti. Una buona politica né rimpiange il passato né fugge nel futuro, ma raccoglie ciò che è buono e, nel presente, opera scelte sagge che guardano al futuro.

La calma è necessaria poiché solo con un atteggiamento calmo possiamo dare ordine a ciò che viviamo e diventiamo capaci, poco per volta, di non lasciarci travolgere solo da ciò che sembra più urgente, ma di affrontare ciò che invece è più importante.

Quanta attualità in quel pensiero, che offre una prima chiave di lettura sul tema dell’abbandono della partecipazione diretta dei cittadini. Oggi, invece, si tenta di far passare in maniera subdola l’idea che ai problemi di un sistema politico-amministrativo lento e poco efficiente si possa rispondere con decisori veloci e soli al comando. La “delega assoluta”, porterebbe ancor più al disimpegno. Piuttosto si apra un serio lavoro responsabilizzante e di coinvolgimento di tutti nella cura della res publica in modo continuo, ognuno nel proprio ambito, attraverso modalità e forme che la vita democratica mette a disposizione. Pensiamo a tutte quelle modalità con le quali la popolazione, singolarmente o associata, può conoscere o influenzare l’attività di chi ricopre incarichi pubblici. L’azione politica partecipata è coinvolgente, è quella che decide di partire dal basso, dai bisogni e dalle difficoltà quotidiane, per compiere analisi più lucide e così poter intervenire sulla realtà in modo più incisivo. Una “politica dal basso” che non considera solamente le imprese epiche e le gesta gloriose di un popolo e dei suoi eroi, ma recupera anche la narrazione di eventi minori, il racconto di vita delle classi sociali più povere, della stragrande maggioranza degli anonimi. Uno “sguardo dal basso” che consideri, ad esempio, che la progettazione degli spazi in una città riflette scelte di valore e visioni politiche ben precise. Che riesca a vedere le strade e i marciapiedi dalla prospettiva di una persona che si muove in carrozzina, per ricordarci che è necessario abbattere le barriere architettoniche per agevolare la sua mobilità. E ancora garantire un verde urbano ben gestito, un’aria più pulita, spazi pubblici sottratti al traffico, alla fretta e restituiti alla gratuità delle relazioni. Luoghi verdi con panchine dove le persone delle diverse età possano incontrarsi e trovare un momento di ristoro. E lo “sguardo dal basso” nella scuola dopo che, anche in questi ultimi tempi, è emerso un grande dibattito, spesso carico di retorica, sul tema del merito. La scuola dovrebbe essere un percorso formativo capace di comprendere le esigenze di ciascuno ed educare tutti, cioè, aiutare ciascuno a “tirare fuori” il meglio di sé. La scuola come ambiente aperto, accogliente, inclusivo, dove ogni studentessa e studente deve sentirsi valorizzato e spronato a perseguire questo meglio. In questa prospettiva, allora, il merito si traduce nel dare a ciascuno quello che davvero si merita e spesso è proprio il più bisognoso a meritare di più! La buona politica è soprattutto dare concretezza a queste scelte. È da una buona cittadinanza che emerge una buona classe dirigente, che riporti i cittadini ad esercitare quello straordinario strumento di partecipazione attiva che è il voto.

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