Don Sturzo e la musica come espressione di bellezza e di trascendenza

Una passione poco nota ma coltivata assiduamente, persuaso del valore ultraterreno e religioso della bellezza e dell’arte

Di Don Luigi Sturzo si conosce l’infaticabile attività politica e sociale. Organizzatore di leghe contadine nella Sicilia di fine Ottocento, fondatore della Associazione Nazionale Comuni Italiani e suo vicepresidente, fondatore del Partito Popolare nel 1919, portandolo ad un risultato entusiasmante e imprevisto, con il 20,6 per cento dei voti e l’elezione di 100 deputati. Poi con l’avvento del fascismo l’esilio obbligato, prima a Londra e in seguito negli Stati Uniti, da cui comunque continua una azione politica di animazione dell’antifascismo a livello internazionale.

Commovente una sua lettera da Londra, nel 1926, agli amici rimasti in Italia: “Coloro che cercano ancora dei punti di contatto sul terreno politico e parlamentare con il fascismo fanno opera vana e negano di fatto i principi di libertà su cui è nato e solo può vivere il popolarismo. Se ancora vi sono è bene che il partito li lasci cadere, foglie secche di un albero ancora verde, che passa il suo inverno per preparare i succhi vitali della sua primavera… Nessuno sciupio di forze, nessuna mossa discutibile, nessun gesto inutile: il raccoglimento, lo studio, la preparazione. Essere innanzitutto sé stessi. Cioè rigidi assertori di libertà, aperti negatori del regime fascista, vigili scolte di moralità pubblica”.

Nei sei anni di esilio americano fonda un’associazione di cattolici democratici, American People and Freedom. L’attività che lo impegna maggiormente è quella, raccomandatagli anche da De Gasperi, di convincere gli Stati Uniti a distinguere fra fascismo e popolo italiano e ad impegnarsi per un trattato “senza umiliazioni e vessazioni”. Sturzo rientra in Italia nel 1946 e viene nominato Senatore a vita nel 1952, continuando un impegno politico con una severa critica a quelle che avvertiva come degenerazioni della vita democratica per un eccesso di partitocrazia.

Una intensa attività politica e sociale che non gli ha fatto trascurare una profonda spiritualità e uno spirito sacerdotale, tanto da essere proclamato dalla Chiesa cattolica Servo di Dio, premessa ad una eventuale futura beatificazione. Ma c’è un aspetto della esperienza umana di Luigi Sturzo pressoché sconosciuto: il suo interesse per la musica, che lo porta a comporre dei pezzi di musica sacra, ad essere un ascoltato critico musicale, a intessere rapporti importanti con un altro grande esule, Arturo Toscanini, insieme al quale partecipa a filmati di propaganda antifascista.

Ce ne parla diffusamente lo studioso Niccolò Maccavino nel libro, recentemente edito, Luigi Sturzo e la musica, le composizioni e gli scritti musicali, Edizioni Libreria Musicale Italiana. Maccavino ha rintracciato alcune composizioni di musica sacra composte da Don Luigi negli anni giovanili, che testimoniano una preparazione tecnica e una sensibilità non comuni. Scrive Maccavino: “Con il presente volume di desidera porre l’accento su un aspetto poco noto e in parte inedito della vita e dell’attività di Sturzo, quello cioè legato al mondo della musica, del quale fu profondo e raffinato conoscitore e che sin da giovane coltivò in qualità di strumentista, compositore e musicologo”. Del resto, questo era il pensiero di Sturzo: “La musica ci conduce più vicini a Dio che qualsiasi altra arte, perché essa è insieme sensazione, contemplazione e silenzio; aspettazione, gioia, memoria; eccitamento e riposo; essa penetra e vive nell’intimo anche quando le sue vibrazioni sono cessate”.

In un importante saggio dedicato a Giuseppe Verdi, Sturzo osserva: “La musica come ogni altra arte è trascendentale, crea un dinamismo spirituale, che non è altro che la rivelazione del bello, non solo nella sua manifestazione sensibile, ma nel suo significato ultrasensibile e nella sua implicazione misteriosa. Perciò ogni arte è religiosa o non è vera arte”.

Del resto molti anni più tardi Papa Benedetto XVI, un raffinato cultore della musica, confermava le affermazioni di Sturzo: “Sono convinto che la musica sia veramente il linguaggio universale della bellezza, capace di unire tra loro gli uomini di buona volontà di tutta la terra e di portarli ad innalzare lo sguardo verso l’Alto e aprirsi al Bene e al Bello assoluti, che hanno la loro ultima sorgente in Dio stesso”.

Si può restare colpiti dal “multiforme ingegno” dimostrato da tanti leader politici del passato, per i quali l’intensità dell’impegno nella guida di partiti o istituzioni non ha impedito di coltivare altri disparati interessi, non solo a livello amatoriale, ma con profondità e significato scientifico. Potremmo ricordare a puro titolo di esempio che Palmiro Togliatti aveva un’approfondita cultura letteraria, legata anche all’idea di esprimere una egemonia sul mondo della cultura, che Paolo Emilio Taviani, più volte ministro, era riconosciuto come il maggiore studioso a livello mondiale di Cristoforo Colombo; possiamo aggiungere la intensa attività pubblicistica di Giulio Andreotti e la sua profonda conoscenza degli studi ciceroni’i.

Aspetti non secondari della vita di leader politici che fanno comprendere meglio la loro personalità e l’autorevolezza che ne poteva derivare.

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