La nomina arcivescovile di monsignor Renzo Pegoraro, “dono della Chiesa”

“Un dono della Chiesa di Padova”, così lo ha definito il Vescovo Claudio Cipolla il 25 marzo scorso a seguito dell’annuncio festoso dell’elevazione alla dignità episcopale di monsignor Renzo Pegoraro, vescovo titolare di Gabi, cui Papa Leone ha concesso anche il titolo personale di Arcivescovo.

Padovano, classe 1959, medico dal 1985 e sacerdote nel 1989, Mons. Pegoraro ha alle spalle un curriculum vitae prestigiosissimo e arduo da riassumere che lo vede presiedere numerosi comitati etici nell’ambito della sperimentazione clinica e della pratica clinica, membro del Consiglio Superiore di Sanità, docente di bioetica presso la Facoltà Teologica del Triveneto.

Un dono – per riprendere l’espressione del Vescovo Claudio – che interseca altri doni della Chiesa padovana e universale.

Innanzitutto l’Opera Provvidenza S. Antonio, voluta dal Vescovo Girolamo Bortignon, è una struttura residenziale – una casa per meglio dire – dedicata ai più vulnerabili, disabili e anziani con decadimento cognitivo. È un’opera che testimonia la cultura della cura degli ultimi, la solidarietà e la fede nella Provvidenza. Qui monsignor Pegoraro ha prestato la sua opera di medico volontario sin dagli anni ‘80 nonché di Presidente del comitato etico.

C’è poi il dono del Vescovo Filippo Franceschi, di cara memoria, che nel 1988 ha dato vita alla Fondazione Lanza, centro studi in etica applicata, che costituisce un autentico gioiello nel panorama culturale nazionale.  La Fondazione si pone come ponte di dialogo, attraverso conferenze e seminari, sui temi e le sfide posti dal progresso tecnologico e scientifico, considerati alla luce dell’etica cristiana. I progetti Etica Filosofia e Teologia, Etica e Medicina, Etica e Politiche Ambientali sono i poli interconnessi attorno ai quali si sviluppa il lavoro di ricerca della Fondazione di cui Mons. Pegoraro è stato Segretario Generale e direttore scientifico dal 1994 al 2015.

L’anno scorso, al raggiungimento dei limiti di età di Mons. Vincenzo Paglia, Mons. Pegoraro gli è succeduto alla guida della Pontificia Accademia per la Vita, dono anch’essa di un’altra figura di cui è amato il ricordo: San Giovanni Paolo II. Nel 1994 Papa Woityla, avvertendo “il bisogno di approfondire ogni possibile conoscenza al servizio della vita umana” e di manifestare la legge della carità “là dove la tecnica non è in grado di fornire risposte esaustive”, con il Motu proprio Vitae Mysterium, il mistero della vita, ha istituito la Pontificia Accademia, istituto di natura prevalentemente scientifica “per la promozione e difesa della vita umana. In particolare studia i vari aspetti che riguardano la cura della dignità della persona umana nelle diverse età dell’esistenza, il rispetto reciproco fra generi e generazioni, la difesa della dignità di ogni singolo essere umano, la promozione di una qualità della vita umana che integri il valore materiale e spirituale, nella prospettiva di un’autentica “ecologia umana”, che aiuti a ritrovare l’equilibrio originario della Creazione tra la persona umana e l’intero universo” (Chirografo di Papa Francesco del  15 agosto 2016).

A commento della sua nomina alla presidenza dell’Accademia, Mons. Pegoraro ha sottolineato il proposito di “lavorare in continuità con i temi e la metodologia di questi anni, valorizzando le competenze specifiche del nostro ampio e qualificato gruppo internazionale e interreligioso di Accademici. Sottolineo in particolare – ha detto – le tematiche della Bioetica Globale, il dialogo con le discipline scientifiche secondo l’approccio transdisciplinare indicato da Papa Francesco, l’intelligenza artificiale e le biotecnologie, la promozione del rispetto e della dignità della vita umana in tutte le sue fasi”.

Sono gli stessi temi su cui anche la Fondazione Lanza si trova impegnata e il cui lavoro è possibile seguire gratuitamente attraverso il sito web dedicato e la rivista quadrimestrale Etica per le professioni, consultabile dal sito o presso la biblioteca della Lanza in via del Seminario 5/a a Padova.

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