Lettera a don Renzo, tra felicitazioni e ricordi di una lunga amicizia
Ritornare all’antica scrittura potrebbe essere psicologicamente producente in questa tensione negativa che opprime ora il mondo, in questo volano infernale che gira impazzito in un delirio d’onnipotenza riflesso pure nel quotidiano vivere di fretta e di ansia come se il mondo dovesse caderti addosso, come se la luna così tranquilla precisa preziosa dovesse vaneggiare, come se Pippo ti facesse trasalire avvertito nel volo innocuo di un aereo da turismo. Il tutto più sentito in una certa stagione della vita in cui il tempo fisiologicamente accorciato, ci incalza. Ritorno però al progetto: potrebbe essere valida una lettera per parlare con l’altro in una sosta d’anime, in una pausa interiore, una forma quasi di atarassia dal ritmo vorticoso del mondo, per annunciare all’altro, persona conosciuta e ben apprezzata, che partecipi alla gloria di un suo evento. Sì perché, quando hai notizia di qualcosa di bello accaduto nella tua cerchia amicale, si possono verificare varie reazioni: l’indifferenza di chi non dà valore alla sua voce, il menefreghismo di chi non prova né caldo né freddo, tanto cosa vale la pena?, perfino la smemoratezza di chi ormai stressato dal negativo, si rifugia nella sua presunta perdita di memoria come in una forma di autodifesa smisurata.
Penso però che la reazione più naturale, umana, civile, amicale sia esprimere la propria sincera partecipazione all’evento ritornando proprio all’uso della lettera. Quelle belle epistole, momento non di tempo perduto, ma ricupero di memorie, emozioni di vita che ripropone anche una riflessione sulla vita stessa, quasi un ringraziamento per il proprio vissuto. E arriviamo al dunque, all’annuncio ricevuto da Monsignor Renzo Pegoraro della sua nomina a Vescovo di Gabi da parte di Leone XIV. Il Nostro, amico da sempre, della stessa terra natia della parrocchia di San Paolo, continua però a presiedere l’Accademia Pontificia per la Vita. Ora in questo tripudio di successi più che meritati, desidero essere presente manifestando tutta la mia ammirazione per il suo percorso eccezionale nel suo procedere religioso, civile, etico ben noto e facilmente riscontrabile. Tutto questo discorso però è per me fondamentale per ripercorrere le varie fasi della nostra amicizia dai tempi della giovane S.Paolo, di don Pietro Pengo e del legame particolare con mia madre e con altri della mia famiglia evidenziando la sua inesauribile disponibilità, gentilezza nei rapporti umani vissuti con rispetto, devozione e un grande calore umano. La sua presenza nelle diverse esperienze frequentate insieme, di cui dirò, diffondeva un senso di protezione, fiducia e sicurezza: sapevi che potevi contare su di lui. Così ho usato la forma epistolare per dire tutto il mio animo ponendogli la domanda “come dovrò rivolgermi ora che sei arrivato tanto in alto?”. Questa operazione risolta in libertà mi ha permesso di rivedere la nostra vita, di esprimere l’inesprimibile di diverse inattese situazioni, un accumulo di ricordi ricchezza dell’esistere linfa per procedere nel futuro.
Carissimo don Renzo,
grande emozione la notizia della tua nomina a Vescovo, d’altra parte era pensabile che con un percorso, come il tuo, nel cammino ecclesiastico e pure nella tua disciplina medica, diventassi presidente della Pontificia Accademia per la Vita e ora Vescovo di Gabi e Arcivescovo. Mi vien da chiederti: “Come ti chiamerò ora? Eminenza…” perché tu sei parte della nostra vita familiare. Penso solo a quando sei venuto da lontano per sposare Marco e Stefania a Luvigliano e poi te ne sei ripartito immediatamente senza neppure pranzare con noi, per rispettare i tuoi precedenti impegni. Ripenso in primis che tu vivevi nella zona di San Paolo, come la mia famiglia e quindi eri così tra noi che la mia mamma ti ammirava molto e ti invitava a pranzo spesso, insieme all’indimenticabile Don Pietro Pengo, che ha dato alla giovane parrocchia un impulso vitale davvero non comune. Basta riflettere sui campi da tennis e a tutto un sistema sportivo, un modo anche per tenere i giovani insieme, legati da un’appartenenza. Oltre a questi pranzi che si ripetevano, io ero già sposata, ti rivedo poi nella mia parrocchia di San Domenico, giovane sacerdote, come animatore della gioventù della parrocchia, tra cui anche mio figlio, ragazzi buoni, studiosi, mah! anche contestatori a loro modo: ti immagino appunto in rapporti con loro facili, difficili, ma sempre costruttivi, perché non ti hanno mai dimenticato. In realtà Marco poi ti cercherà per confidarsi con te in varie situazioni difficili. Siamo sempre rimasti in contatto, anche io ti ho affidato le mie apprensioni Ricordo che ci incontravamo in seminario per quattro chiacchiere ma anche per organizzare incontri di poesia. Indimenticabile quello di Palazzo Montanari a Vicenza con Per colli e cieli insieme mia euganea terra e con La mia barca è una conchiglia di Padre Norberto Villa, allora abate di Praglia. Tu moderatore di questo insieme, esperienza che non avrei mai pensato di vivere, dono di Dio. Altro straordinario evento nella chiesa di Luvigliano sempre con l’abate e i nostri libri, tu sapiente critico in quel momento poetico, bei ricordi! Per non parlare poi del tuo intervento al Bo, con il mio Dell’amicizia my red hair e i tanti incontri serali su argomenti esistenziali spirituali da te trattati. Noi ti seguivamo sempre ed eravamo molto molto giovani. Indimenticabile la tua presenza a San Domenico come relatore nella presentazione E ci sono angeli, anche quello un attimo rubato tra i tuoi mille impegni per farne dono a me e alla comunità che tanto ti attendeva. Una serata preziosa. Confondendo il sacro e il profano, ti ricordo alla cresima di Giulia: sei riuscito a trascorrere alcune ore del pomeriggio con noi, in un’atmosfera rilassante di vera amicizia e condivisione di valori. E questa è poesia della vita. Ecco, non so ancora come chiamarti, ma in ogni caso tu rimarrai sempre l’evocazione di momenti indimenticabili della nostra esistenza partendo dalla calorosa amicizia che ti ha legato a San Paolo, a mia madre.
Ancora rallegramenti e auguri affettuosi.
Marisa
28.3.26


