Lottare per la verità in tempi cruciali: la repressione della libertà di stampa

(Copertina del giornale liberal israelo-palestinese HAARETZ del 3 maggio 2026)

La Giornata mondiale della libertà di stampa, e quindi libertà d’espressione, dovrebbe celebrare un principio. Quest’anno, invece, sembra piuttosto un’ammonizione. In tutto il mondo si stanno rimodellando i sistemi democratici, compresa la libertà di stampa, per mano di forze oscurantiste e personaggi autoritari. E pure nei paesi in guerra, oltre ai nemici esterni, si trova il modo di limitare la magistratura e altri contrappesi. democratici L’Ungheria di Orban da una parte, Israele di Netanyahu dall’altra ne sono esempi significativi. Così come gli Usa dove solo la reputazione di alcune testate gloriose riescono a mettere in discussione le narrazioni influenzate dalla paura o dalla lealtà o dalla chiamata alla semplificazione. In Russia poi non se ne parla nemmeno.

Il 3 maggio, ogni anno, ricorre la Giornata mondiale per la libertà di stampa, istituita nel 1993 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite su impulso dell’Unesco. La scelta della data rimanda al seminario organizzato nel 1991 a Windhoek, in Namibia, da cui nacque la Dichiarazione di Windhoek. Indipendenza, pluralismo e libertà dei media sono pilastri dei diritti umani, dice la Carta, che evidenzia un passaggio chiave per sancire il diritto di ogni individuo a esprimersi liberamente e a cercare, ricevere e diffondere informazioni senza frontiere. Nonostante i progressi registrati negli ultimi decenni, il quadro globale resta però complesso e, in moltissimi casi, addirittura fosco.

L’Alto rappresentante Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, denuncia il 2025 come “l’anno più letale di sempre per i giornalisti” e basta pensare ai 200 giornalisti periti nella guerra di Gaza. “Il diritto all’informazione – ha spiegato – è sempre più minacciato. Le intimidazioni – sia online che offline – insieme alle cause legali strategiche contro la partecipazione pubblica rischiano di favorire un atteggiamento di autocensura tra i giornalisti. Condanniamo le intimidazioni e le repressioni nei confronti dei giornalisti perpetrate dai regimi autoritari in tutto il mondo, in particolare la violenza e la repressione da parte del regime iraniano. I governi devono istituire un solido quadro giuridico per proteggere i propri giornalisti da procedimenti giudiziari abusivi”.

Secondo Freedom House, una organizzazione non governativa internazionale fondata da Eleanor Roosevelt, con sede a Washington, D.C., che conduce attività di ricerca e sensibilizzazione su democrazia, libertà politiche e diritti umani, circa 40 Paesi sono ancora classificati come “non liberi”, soprattutto tra Asia e Africa: “Sebbene molti diritti e libertà siano stati limitati negli ultimi due decenni, la libertà di stampa, la libertà di espressione personale e il giusto processo hanno subito gli impatti più gravi. Colpi di stato, conflitti armati, attacchi alle istituzioni democratiche da parte di leader eletti e l’intensificarsi della repressione da parte di regimi autoritari sono stati i principali fattori di deterioramento durante questo ventennio”, si legge nell’ultimo rapporto “Freedom in the world 2026”. Un peggioramento denunciato pochi giorni fa anche dall’organizzazione Reporter senza frontiere.

A menzionare l’importanza della ricorrenza anche Papa Leone, che nel suo messaggio al termine dell’Angelus domenicale ha ricordato le vite dei giornalisti morti per raccontare le atrocità dei conflitti: “Purtroppo questo diritto è spesso violato, in modo a volte flagrante, a volte nascosto”.

Burhan Sonmez, presidente del PEN International – Associazione che riunisce scrittori di tutto il mondo – ha affermato: “Quando i giornalisti sono messi a tacere la verità stessa è spinta nell’oscurità. Le storie sono abbandonate senza essere raccontate e famiglie intere rimangono in attesa mentre le loro comunità vivono con la loro assenza. Per questo motivo Il PEN International, per tutto il mese di maggio, farà pressione chiedendo il rilascio di 26 giornalisti Ucraini prigionieri in Russia in condizioni paragonabili a crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

(Photo credits: Abaca Press / Alamy)

I nomi, i luoghi e le date di arresto

Oleksiy Bessarabov, Sevastopol, Russian-occupied Crimea, 9 novembre 2016

Dmytro Shtyblikov, Sevastopol, Russian-occupied Crimea, 9 novembre 2016

Ernes Ametov, Bakhchysarai, Russian-occupied Crimea, 11 ottobre 2017

Marlen Asanov, Bakhchysarai, Russian-occupied Crimea, 11 ottobre 2017

Tymur Ibrahimov, Bakhchysarai, Russian-occupied Crimea, 11 ottobre 2017

Seyran Saliev, Bakhchysarai, Russian-occupied Crimea, 11 ottobre 2017

Server Mustafayev, Bakhchysarai, Russian-occupied Crimea, 21 maggio 2018

Rustem Sheikhaliev, Simferopol, Russian-occupied Crimea, 27 marzo 2019

Ruslan Suleimanov, Simferopol, Russian-occupied Crimea, 27 marzo 2019

Osman Arifmemetov, Rostov-on-Don, Russian Federation, 28 marzo 2019

Remzi Bekirov, Rostov-on-Don, Russian Federation, 28 marzo 2019

Amet Suleymanov, Bakhchysarai, Russian-occupied Crimea, 11 marzo 2020

Asan Akhtemov, Simferopol, Russian-occupied Crimea, 4 settembre 2021

Iryna Danylovych, Koktebel, Russian-occupied Crimea, 29 aprile 2022

Yevheniy Ilchenko, Melitopol, Zaporizhzhia region, 10 luglio 2022

Vilen Temerianov, Vilne, Russian-occupied Crimea, 11 agosto 2022

Iryna Levchenko, Melitopol, Zaporizhzhia region, 6 maggio 2023

Vladyslav Hershon, Melitopol, Zaporizhzhia region, 20 agosto 2023

Anastasia Hlukhovska, Melitopol, Zaporizhzhia region, 20 agosto 2023

Heorhiy Levchenko, Melitopol, Zaporizhzhia region, 20 agosto 2023

Oleksandr Malyshev, Melitopol, Zaporizhzhia region, 20 agosto 2023

Maksym Rupchov, Melitopol, Zaporizhzhia region, 20 agosto 2023

Yana Suvorova, Melitopol, Zaporizhzhia region, 20 agosto 2023

Aziz Azizov, Bakhchysarai, Russian-occupied Crimea, 5 marzo 2024

Rustem Osmanov, Bakhchysarai, Russian-occupied Crimea, 5 marzo 2024

Hennadiy Osmak, Henichesk, Kherson region, 11 marzo 2024

Per i giornalisti morti in Palestina, per quelli ucraini imprigionati in Russia e quei 300 Nicaraguensi costretti all’esilio forzato fuori dal loro paese la nostra attenzione e il ricordo non devono mai venir meno, insieme alla richiesta di giustizia e verità. Per non correre il rischio di perdere la nostra umanità.

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