Addizionale Irpef regionale, sì o no? Un equo contributo per finalità sociali

In Regione Veneto, in questi giorni, il Consiglio Regionale è attivamente impegnato in un “animato confronto-scontro” sui contenuti del documento di economia e finanza. Come negli anni precedenti la “querelle politica” sull’addizionale Irpef regionale è fortemente e motivatamente all’ordine dei consiglieri regionali, con l’ennesima contrapposizione tra centrodestra e centrosinistra. Per “accaparrarsi” qualche simpatia elettorale la Giunta Regionale, affiancata da alcune realtà associative, ribadisce: “Non metteremo mai le mani in tasca ai veneti”. Va ricordato che questo slogan è sempre stato uno dei “cavalli di battaglia” della maggioranza consiliare regionale anche nelle precedenti competizioni elettorali. Se nelle casse delle pubbliche amministrazioni ci fossero risorse economiche sufficienti per contrastare le povertà (alcuni recenti dati statistici ci dicono che in Veneto oltre novecentomila persone sono in condizioni di povertà assoluta o a rischio povertà) e per rispondere alle necessità di cura e di assistenza alle migliaia di disabili e non autosufficienti (le  famiglie venete per i costi delle ospitalità protette o dell’assistenza domiciliare, annualmente, sono costrette ad una spesa pari a oltre seicento milioni di euro), non ci sarebbe nulla da eccepire sulla posizione del “no all’addizionale Irpef regionale”.

Avendo affrontato, durante la mia lunga attività sindacale in CGIL, la questione del finanziamento al welfare regionale, senza alcuna presunzione, con il dovuto realismo dettato dalle oggettive difficoltà (in qualche situazione siamo di fronte a delle preoccupanti sofferenze umane), mi permetto di invitare le forze politiche, presenti in Consiglio Regionale, a guardare la realtà sociale veneta con obiettività. Mi riferisco alla situazione quotidiana nella quale migliaia di donne, uomini, ragazze, ragazzi, bambine, bambini, anziane e anziani, vivono con notevoli difficoltà le loro condizioni di disabilità e di non autosufficienza. Moltissime di queste persone, e le loro famiglie, si trovavano in disperate condizioni di povertà, anche a causa della elevata (a volte insostenibile) compartecipazione ai costi assistenziali e alle spese sociosanitarie. Pur condividendo che non è assolutamente giusto, e nemmeno accettabile, l’appesantimento fiscale sui redditi da lavoro e da pensione, non credo che una equilibrata addizionale Irpef regionale su redditi di una certa consistenza, da intendersi come un “contributo economico a scopo sociale”, finalizzato alla solidarietà umana, sia un’operazione sbagliata, e non credo nemmeno che possa determinare difficoltà a coloro che hanno redditi annui che superano (al netto dalle vigenti trattenute nazionali e locali) i 55mila euro.

Se questa addizionale Irpef venisse introdotta come una “tassa di scopo” e se così proposta e presentata, sono certo che non ci sarebbero ripercussioni negative nemmeno nel consenso elettorale.

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