Festa della Musica: Rovigo, con la Casa degli Angeli, si unisce al mondo

Oggi mi sembra impossibile non averne saputo niente finora. C’è una tale lungimiranza nella prima idea di una festa della Musica, un così felice coraggio di credere in una utopia, che si vorrebbe averla conosciuta subito, e cullata fra le cose belle dell’uomo. È nata in Francia nel 1982, sotto il Ministero della Cultura guidato da Jack Lang, dove Maurice Fleuret, musicista ed eclettico operatore nel campo della musica e della danza,  si adopera per fare uscire la bellezza delle note dai salotti e dalle sale da concerto, regalandole una libertà “democratica” e vasta.

Il primo nome dell’iniziativa era “Faites de la Musique”, in pratica un invito: fate musica. Uno studio aveva rivelato che i francesi possedevano più di quattro milioni di strumenti musicali, ma li utilizzavano poco, e un musicista soffre per gli strumenti muti. Poi quando l’invito viene raccolto da tanta gente che suona e canta nelle strade ed è felice, rapidamente per assonanza e per gioia il nome diventa “Fête”, Festa della Musica. La data scelta, che rimane immutata, è il 21 giugno, solstizio d’estate, il giorno più lungo dell’anno, la luce più lunga: è una data così ricca di significati simbolici e memorie di riti antichissimi, da conservare in sé un vago alone di mistero. Stonehenge, per fare solo un nome.

La prima volta è solo mezz’ora, per mediare fra il coraggio dei promotori e la sfiducia di radio e televisioni: dalle 20,30 alle 21, ma tutta la Francia alla stessa ora. Tutto il Paese diventa musica. L’iniziativa evidentemente rispondeva ad un bisogno di bellezza vissuta insieme, la festa si diffonde in Europa e allarga i suoi obiettivi. Nel 1997 viene istituita a Budapest una Carta Europea della Festa della Musica, per testimoniare la volontà comune di favorire la conoscenza delle varie realtà artistiche, e gli scambi culturali fra i musicisti europei.

Oggi nel mondo, i 120 Paesi del 2020 sono da aggiornare. La Festa conserva dall’origine due elementi fondamentali: la vocazione popolare, con la presenza nei luoghi del vivere comune, e la gratuità, che la preserva da contaminazioni “impure”. In questo 2026, in cui l’argomento scelto dal Ministero è “Le voci dei luoghi” e protagoniste sono soprattutto le Corali, parteciperanno in Italia oltre 2.000 cori, con la presenza di 150.000 fra cantanti e collaboratori. Rovigo è ben presente e, grazie alla sinergia fra Comune, con gli Assessorati alla Cultura e a Manifestazioni ed Eventi, Fondazione Rovigo Cultura, Archivio di Stato, Conservatorio di musica Francesco Venezze, Delta Blues, Rovigo Jazz club, la nostra Rovigo – dicevamo – celebra la Musica con un ricco e variegato programma.

Si apre il mattino di sabato 20 giugno, presso l’Archivio di Stato, con i piccoli pianisti della città, a cui si augura una lunga e felice passione; a seguire le Classi di pianoforte e di violino del Conservatorio di Rovigo; nel pomeriggio le classi di canto, ancora di Rovigo, per chiudere con una raffinatezza, il concerto della classe di alto perfezionamento in Lied tedesco della scuola di Musica di Fiesole. L’ingresso è naturalmente gratuito.

La notte, gli appassionati e i poeti non dormiranno a lungo. Infatti la festa tradizionale, della musica fuori dai muri, comincerà a Buso di Rovigo all’alba di domenica 21 giugno: il primo raggio di sole salirà alle ore 5,35, a illuminare un luogo dalla voce antica, che allarga il cuore all’armonia delle note nuove. È la “Casa degli Angeli”, palazzo Angeli-De Polzer, con gli spazi che l’accompagnano. Il filare dei pioppi, la Barchessa, l’Aia ospiteranno una ricca varietà di suoni: dai gong che allargano le loro vibrazioni sulla campagna, al vibrare vicino degli ukulele evocatori di luoghi lontani, dalla libera genialità di John Coltrane alle antiche arie italiane nella versione di Luigi Dalla Piccola, altro musicista dalla profonda spiritualità.

A questo proposito è da segnalare, vista anche la concomitanza con la Giornata internazionale dello Yoga, la programmazione di un momento, anzi di un’ora dedicata ad un sereno, meditativo ascolto di sé e della natura: “Yoga all’alba”, una immersione quieta con una musica lieve.

Ma anche nel resto dell’evento il rumore non sarà di casa: non ci sarà amplificazione, gli strumenti canteranno con la loro voce vera. Saranno cori, solisti, chitarre, fisarmoniche, voci bianche, un violino, canti gospel; uniti alla nobiltà di una voce recitante Petrarca e un soprano e un pianoforte per un famoso Lied di Wagner, dal nome – Der Engel, L’Angelo – in armonia col luogo.

Seguirà il momento forse più forte ed emozionante della mattinata: nel salone al piano terra della villa, davanti alla piccola Cappella di Santa Teresa d’Avila, il canto grande del Magnificat, “dialogo in musica fra tradizione e ricerca”, solisti e coro del Conservatorio Francesco Venezze di Rovigo: musica sacra, parole del Vangelo di San Luca, qualcosa che entra e rimane nel nostro silenzio. Poi, per riemergere piano, i bambini: sul prato dell’aia un laboratorio di esperienze sensoriali che i piccoli, fra i due e i dieci anni, difficilmente dimenticheranno.

C’è altro in programma, e non poco: ma lasciamo qualcosa da attendere ad una nostra sana curiosità. Sarà un bel giorno. La sera nella città, fra l’ultima luce del Solstizio e il primo buio, risuonerà l’invito a fare musica ovunque, nelle strade nelle piazze nei bar, nell’aria libera che sale verso un cielo di tutti.

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