Sentirsi inermi e smarriti è normale, ma nessun gesto di bene è mai inutile

Gli eventi, drammatici e gravidi di preoccupazioni e paure, che ogni giorno la cronaca ci rendiconta appaiono, sempre più, al di fuori della portata di ciascuno: un gioco planetario d’interessi – geopolitici, economici, finanziari, commerciali – i cui equilibri, intrecci e rivolgimenti sono nelle mani di pochi governanti e decisori, senza che i cittadini delle varie nazioni, e i popoli del mondo, possano fare concretamente nulla per influenzare la situazione e gli scenari immediati e futuri.

Qualche voce, anche molto autorevole, si alza, gruppi anche ampi esprimono le loro idee e proteste, ma nulla sembra poter davvero intaccare o moderare le scelte, nella maggior parte dei casi scellerate e nocive oltre ogni dire, di chi detiene il potere e compie le mosse che reputa più utili per la propria parte. Quando non, addirittura, per sé come individuo, proclamandosi sovrano assoluto fino a farsi tiranno, in un panorama nel quale il diritto internazionale viene scavalcato e accantonato in nome della legge del più forte.

Di fronte a tutto questo, anche quando ci si rifiuta di rimanere inerti, nondimeno si finisce quasi inevitabilmente con il sentirsi sovrastati, spettatori inermi in balia di situazioni sulle quali non si ha alcun modo d’intervenire, se non con parole e pensieri destinati a rimanere nulla più che testimonianze etiche e ideali.

Ma è davvero così? Sembrerebbe di sì, da punto di vista pratico e concreto. Eppure è ancora possibile, e a questo punto necessario, aprirsi ad una prospettiva diversa.

Un primo passo potrebbe consistere nel riconoscere che, in qualche modo (forse, pur per vie misteriose, non soltanto ideale ma reale), siamo tutti legati. Sono noti i versi del poeta-mistico inglese John Donne, resi universamente celebri da Ernest Hemingway che ne trasse il senso, e il titolo, per uno dei suoi più apprezzati romanzi: “Nessun uomo è un’isola, / intero in sé. / Ognuno è un pezzo del continente, / una parte del tutto. / Se una zolla viene portata via dal mare, / l’Europa è di meno. / (…) / La morte di ogni uomo mi diminuisce, / perché sono coinvolto nel genere umano. / Perciò, non chiedere di sapere / per chi suona la campana, / suona per te”.

Ma pensiamo anche alla Torah ebraica, uno dei maggiori testi sapienziali, in cui tale concetto è espresso in forma non negativa, non di diminuzione (la zolla “portata via dal mare”), bensì positiva: “chi salva una vita salva il mondo intero”. Infatti nel Giardino dei Giusti di Gerusalemme, e nei molti analoghi sparsi per il mondo, non ci sono soltanto gli alberi memoriali dei grandi benefattori – Schindler, Wallemberg, il nostro Perlasca – che hanno messo in salvo centinaia o migliaia di persone, ma ne vengono piantati anche a memoria di chi ha protetto piccoli gruppi, famiglie o anche singoli individui: poiché, appunto, “chi salva una vita”, anche una sola, “salva il mondo intero”.

Quando abbiamo la sensazione che, di fronte all’enormità di quel che accade attorno e sopra di noi, non possiamo fare nulla, dobbiamo rammentare quante innovazioni sociali, scientifiche, sanitarie, legislative, tecniche, quanti passi avanti ha compiuto il genere umano in conseguenza dell’intuizione, dell’azione, del gesto, del pensiero anche di singoli uomini e donne. Talora gettando semplicemente un seme, poi fiorito perché curato da altri, talaltra invece innescando in prima persona, magari senza neppure crederlo o pensarlo, quel cosiddetto effetto valanga, quel battito d’ali poi mutatosi in brezza, vento, uragano fino a propagarsi nel mondo.

La verità è che noi quasi mai sappiamo, né possiamo prevedere con certezza, né immaginiamo le conseguenze delle nostre azioni: talora, per noncuranza o egoismo, possiamo nuocere a chi ci è vicino, ma ugualmente possiamo invece compiere il bene, persino al di là delle nostre intenzioni e senza necessità di particolare eroismo o dedizione. Quel bene che magari gioverà ad uno solo o a pochi ma che magari invece si propagherà a dieci, a mille, a milioni, perché è precisamente così che è progredita la Storia e, nel suo alveo, l’umanità.

Dire che “tanto non serve”, “è inutile”, “non possiamo fare nulla”, anche quando tutto sembra a sfavore, è sempre uno sbaglio: significa precludersi la possibilità di cambiare il mondo e, anche se poi a cambiarlo davvero sarà uno soltanto in mezzo ad un milione, quell’uno potrebbe essere ciascuno di noi. Semplicemente, non possiamo saperlo prima: proprio come non lo sapevano i molti che, nel corso dei secoli, ci sono invece riusciti, anziché scoraggiarsi e dire “è inutile”.

Ti potrebbero interessare anche questi articoli

Gli “anni di piombo” a Padova: il teorema Calogero, le accuse a Toni Negri e il ruolo di Autonomia Operaia

(Foto simbolo degli anni di piombo. La famosa immagine del 14 maggio 1977, scattata da Paolo Pedrizzetti, di Giuseppe Memeo, militante di autonomia operaia,  mentre impugna una pistola contro la polizia durante lo scontro di via De Amicis a Milano)…Continua a leggere →

La Democrazia Cristiana di Zaccagnini: 50 anni fa, prima della crisi dei partiti e della rappresentanza

Si è svolta a Roma su iniziativa di Dario Franceschini una rievocazione del Congresso nazionale della Democrazia Cristiana, che nel 1976 portò alla elezione a segretario nazionale di Benigno Zaccagnini. Giovanni Minoli con immagini d’epoca ha guidato una ricostruzione di…Continua a leggere →

La nomina arcivescovile di monsignor Renzo Pegoraro, “dono della Chiesa”

“Un dono della Chiesa di Padova”, così lo ha definito il Vescovo Claudio Cipolla il 25 marzo scorso a seguito dell’annuncio festoso dell’elevazione alla dignità episcopale di monsignor Renzo Pegoraro, vescovo titolare di Gabi, cui Papa Leone ha concesso anche…Continua a leggere →

Un altro 25 aprile: ricordando padre Filippetto e Lanfranco Zancan

Il gesuita padovano padre Piero Filippetto ritorna all’Istituto Leone XIII di Milano nei primi mesi del 1943, pronto per l’insegnamento della filosofia e della storia nel liceo classico della Compagnia di Gesù.Si trova però ad operare in un difficile momento…Continua a leggere →

Nel cuore della crisi: ri-animare la vita attraverso la cultura e la conoscenza

Dalla pandemia alla recessione, fino al ritorno della guerra che sembra dilagare e assumere contorni sempre più inquietanti, nel cuore della crisi e con la crisi nel cuore, come orientarci nell’oceano dell’incertezza in cui siamo dispersi? Resa celebre da Marguerite Yourcenar,…Continua a leggere →