La religiosità popolare degli anni Cinquanta in un antico tema di una giovanissima scolara

Tema: una gita. Domenica siamo andati a lamadona demonteberico a chiedere la grassia per miasorela che è maridata da cinque ani e no a gnanca tosatei Siamo andati, poi siamo pregati, poi siamo mangiati, poi siamo vegnuti casa O che siamo pregati male o che no si siamo capiti co la Madona, fatostà che è rimasta insinta laltra sorela che no è guanca maridata.  

Questo documento di una scolaretta, che riportiamo in fotocopia, ci fa riflettere sulla religiosità popolare che era in atto nella realtà veneta degli anni Cinquanta, realtà che nutriva una grande fiducia nel miracolo. Basta andare a Monte Berico per vedere innumerevoli quadretti con il cuore in argento che ringraziano la Madonna per aver ottenuto una grazia oppure un miracolo. Ma esistono i miracoli? “Il miracolo è la creatura diletta delle fede”, diceva Johann Wolfgang Goethe. Ma con l’avvento dell’immagine moderna del mondo e con l’impostazione scientifica, anzi scientista, le pagine evangeliche che parlano dei miracoli divennero   scomode. Tanto che già all’inizio del XX secolo il filosofo ebreo Franz Rosenzweig ebbe a dichiarare che il miracolo è “un figlio problematico della fede”. I miracoli, che erano un motivo forte che colpiva l’immaginazione e dava un colore particolare alla fede, sono diventati un ostacolo. Più che una risposta, i miracoli nei tempi moderni – scrive il teologo vicentino Battista Borsato – fanno emergere tante domande: i miracoli non alimentano una concezione ingenua e addirittura sbagliata della fede in Dio? Essi non servono solo alle persone credulone e avide di cose sensazionali? Abbiamo bisogno di miracoli per credere oppure essi alterano la fede? E ancora: come dobbiamo comprendere i racconti miracolosi contenuti nel Nuovo Testamento? È uscito un libro, Il Compendio dei miracoli di Gesù di Ruben Zimmermann, che con il contributo di una sessantina di studiosi mette insieme varie prospettive per interpretare i miracoli di Cristo. Gerd Theissen li legge in chiave simbolica e il cardinal Carlo Maria Martini scrive che sono segni di un’esistenza alternativa, “sogno di un altro mondo, del Regno di Dio, di un altro modo di essere nel quale noi siamo già e non ancora”.

Ti potrebbero interessare anche questi articoli

Editoriale in arrivo!

La lezione di don Luigi Sturzo e le fragilità democratiche del nostro tempo presente

Ottant’anni fa, nel settembre 1946, rientrava in Italia dopo un esilio durato 22 anni don Luigi Sturzo. Un esilio, dovuto al suo impavido antifascismo, trascorso tra Londra, Parigi e New York; una lontananza operosa, in contatto con tutti gli altri…Continua a leggere →

Ettore Gallo, giurista della libertà: il diritto come valore a tutela della dignità umana

Un illustre “figlio adottivo” dalla Campania al Veneto, fino alla presidenza della Corte Costituzionale Tra le figure più autorevoli che il Veneto abbia accolto e fatto proprie nel Novecento spicca certamente Ettore Gallo. La sua fu una vita segnata fin…Continua a leggere →

Limenella, l’astronave di cemento di Bega e Nervi che ha stregato anche EmRata

Abstract Tra Padova e Limena, lungo la A4, c’è un edificio che milioni di automobilisti hanno visto senza forse mai guardarlo davvero: il grande ristorante-ponte di Limenella, costruito tra il 1965 e il 1967 dall’architetto Melchiorre Bega con la collaborazione…Continua a leggere →

Le origini del fascismo a Padova: gli scontri, le violenze e la presa del potere

(Terza parte) Regolarmente i giornali locali – soprattutto “La Provincia di Padova”, naturalmente – parlavano di “orde selvagge” che provocavano i fascisti “inermi”; regolarmente le armi sequestrate erano i fucili da caccia dei contadini; regolarmente i fascisti si dichiaravano vittime…Continua a leggere →