Destra e Sinistra, categorie ancora valide? Trent’anni fa le parole del filosofo Bobbio

Nel 1994 uscì, per conto dell’editore Donzelli, Destra e Sinistra, di Norberto Bobbio. In questo piccolo saggio, ma ben ricco di raffronti (per dirne solo alcuni: Massimo Cacciari, Flores d’Arcais, Geno Pampaloni, Marco Revelli…), il filosofo piemontese interviene nella disputa se hanno ancora un senso, in politica, le categorie di Destra e Sinistra, o se sono da ritenersi superate, come ritengono coloro che vi rilevano una commistione programmatica e di obiettivi per cui tra Destra e Sinistra non c’è più una linea netta di demarcazione a indicare due diverse identità. Bobbio propende per una loro continuità, rifiutando l’adozione della variante Conservatori-Progressisti. La Sinistra, scrive Bobbio, considera l’Eguaglianza un valore, per cui, pur consapevole che non sarà mai pienamente raggiunta, punta a realizzarla nella maggiore misura possibile. La Destra, invece, ritenendo la Diseguaglianza un fatto naturale attribuisce alla medesima una funzione positiva nella crescita civile ed economica dell’umano consorzio.

Il ragionamento di Bobbio, tuttavia, nel considerare l’Eguaglianza – in una con la libertà e la fraternità – un postulato direi religioso oltre che illuministico, finisce, sulla scia del pensiero di Flores d’Arcais, per insinuare nella distinzione Destra-Sinistra una discriminante moralistica, per la quale la Sinistra è buona per sua natura mentre, per sua natura, è cattiva la Destra. Ed è tale discriminante che quotidianamente avvelena la politica italiana. Ora, se questo è vero – ed è vero – le suddette categorie, che ebbero una ragione storica nella stagione della Rivoluzione francese, è tempo che facciano oggi posto a quelle, che Bobbio rifiuta, di Conservatori e Progressisti, tutt’altro che nuove, peraltro, e già adottate in Paesi liberi (come in Gran Bretagna quelle di Conservatori e Laburisti). Queste, annullando l’odiosa discriminante di Buoni e Cattivi, determinerebbero civilissime alternanze di governo senza isterismi da imminenti catastrofi da parte di chi perde, traducendosi, invece, l’alternanza, in una diversità metodologica e non di fini, da valutarsi non alla luce di pregiudiziali moralistiche ma dai risultati.

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