Nel cuore della crisi: ri-animare la vita attraverso la cultura e la conoscenza

Dalla pandemia alla recessione, fino al ritorno della guerra che sembra dilagare e assumere contorni sempre più inquietanti, nel cuore della crisi e con la crisi nel cuore, come orientarci nell’oceano dell’incertezza in cui siamo dispersi?

Resa celebre da Marguerite Yourcenar, nel suo libro Memorie di Adriano, una frase continua a sollecitare domande e suggerisce una via audace per trovare risposte. “Fondare biblioteche è come costruire granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire».

Non possiamo negare che “l’inverno dello spirito”, metafora di un periodo di crisi, abbia iniziato ad insinuarsi subdolamente in una umanità minacciata e spaventata. Se gli indizi sembrano ormai evidenti, la necessità di preservare la cultura e la conoscenza (come “granai”), per sopravvivere all’imbarbarimento, diventa la priorità e l’emergenza del nostro tempo, dove la disinformazione vince su una informazione trasparente ed etica.

Resta in primo piano il tema legato ai rischi dell’utilizzo arbitrario dell’intelligenza artificiale, tuttavia desta sempre più preoccupazione ed interesse anche il tema dell’intelligenza umana superficiale, dove la tendenza alla semplificazione sembra imporsi sulla necessità di un pensiero critico che consenta di affrontare le complessità dell’umano e del presente.

Sull’orlo di guerre sempre più mondializzate, il bisogno di riconoscere e preservare il destino comune e condiviso dei popoli non può essere più considerato soltanto l’esito della storia passata, ma sta diventando una questione che riguarda il nostro futuro. Il rischio è la regressione della cultura occidentale e il disgregarsi di quell’ “umanesimo europeo” dove la ragione, la democrazia, il progresso scientifico, il progresso tecnico, il progresso economico e il progresso morale apparivano interconnessi. In questo contesto leggere l’incipit del Preambolo Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea offre ancora un argine sicuro, una bussola per orientarci. “I popoli d’Europa, nel creare tra loro un’unione sempre più stretta, hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni. […] l’Unione si fonda sui valori indivisibili e universali della dignità umana, della libertà, dell’uguaglianza e della solidarietà; essa si basa sul principio della democrazia e sul principio dello Stato di diritto. Pone la persona al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell’Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia. L’Unione contribuisce alla salvaguardia e allo sviluppo di questi valori comuni nel rispetto della diversità delle culture e delle tradizioni dei popoli d’Europa, nonché dell’identità nazionale degli Stati membri e dell’ordinamento dei loro pubblici poteri a livello nazionale, regionale e locale; essa si sforza di promuovere uno sviluppo equilibrato e sostenibile e assicura la libera circolazione delle persone, dei servizi, delle merci e dei capitali, nonché la libertà di stabilimento. A tal fine è necessario rafforzare la tutela dei diritti fondamentali, alla luce dell’evoluzione della società, del progresso sociale e degli sviluppi scientifici e tecnologici, rendendo tali diritti più visibili in una Carta […].”

Non si tratta certo di dimenticare i totalitarismi e le guerre mondiali del XX secolo, figlie anche della complessità della natura umana, proprio per non chiudere gli occhi di fronte ai risvolti crudeli e spietati di tali vicende storiche. La possibilità di attingere “al granaio” della cultura e della conoscenza si trasforma in un atto di consapevolezza, di cura, di resistenza, di libertà. L’Homo sapiens, nella sua evoluzione, porta in sé anche la possibilità della follia, del delirio e della dismisura.

Pensiamo all’attualità delle figure mitologiche di Icaro, di Narciso, di Sisifo, la ragione accanto alle ambizioni, alle illusioni che si credono razionali, che sviliscono e opprimono le realtà profonde dell’umano e la dignità della persona.

Tuttavia, “nel granaio” della cultura e della conoscenza possiamo attingere anche a quel tanto di Bello, di Buono e di Vero che ci abita. Possiamo definirli gli anticorpi che animano la speranza di coloro che credono ancora nei destini dell’umanità come tale, alla sua capacità di liberarsi dagli egocentrismi, di entrare in empatia con gli altri, di vincere le miopie mentali ed ideologiche.

Si rende oltremodo necessario sviluppare e allenare il nostro sistema immunitario, per resistere al dilagare dell’ l’inumano e alle semplificazioni della complessità del reale.

Proprio quando “l’inverno dello spirito” sembra inaridire e spegnere ogni speranza, urge svegliarsi non solo dal sonno della ragione, ma anche dal torpore, da una sorta di “sonnambulismo generale”. I nostri pensieri e la nostra mente non possono diventare vasi da riempire di tranquillanti, da modellare e da plasmare a piacimento e a buon mercato. Essi possono e debbono continuare ad essere scintille luminose anche nel buio della storia, toccati dalla luce custodita nei capolavori della poesia, della letteratura, della musica, della pittura, del cinema. È ciò che possiamo fare per continuare a credere che “l’improbabile non è impossibile”, anche nel cuore della crisi con la crisi nel cuore. Scriveva Jules Renard “Quando penso a tutti i libri che mi restano da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.

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