Un pomeriggio al museo digitale: presentazione a Praglia del libro dedicato alla storia delle cave di Montemerlo

Un pubblico attento e curioso ha partecipato martedì 16 dicembre 2025 all’iniziativa “Un pomeriggio al museo digitale”, svoltasi al centro convegni dell’abbazia di Praglia. Un breve intervento di saluto di Stefano Bellon, presidente dell’Associazione Amici del Museo del territorio dei Colli Euganei, organizzatrice dell’evento, ha aperto il convegno, che ha rappresentato l’occasione propizia per la gradita presentazione del volume, opera del sottoscritto, Le cave di Montemerlo. Una storia euganea millenaria (Cierre Edizioni), fresco di stampa.

Le pagine del libro presentano una vicenda che ab immemorabili caratterizza l’abitato di Montemerlo, una modesta comunità del versante settentrionale dei Colli Euganei, dove per generazioni la pietra si è davvero fatta pane quotidiano da spartire in tavola e se i paroni, ovvero i sovrintendenti della cava, non ti prendevano a opera non c’erano molte altre opportunità. Quella dello scalpellino, del tajapiera, del cavatore è un’occupazione che ha scandito l’esistenza della popolazione montemerlana lungo i secoli: per la prima volta uno studio ne analizza compiutamente le vicende dall’età antica fino ai nostri tormentati giorni, quando l’attività estrattiva in area euganea sembra sul punto di chiudere definitivamente. Lo studio muove da un lungo e paziente lavoro di ricerca su inedite carte d’archivio: nella storia del sasso di Montemerlo scorrono i nomi di cospicue casate – i Calza, i Forzadura, i Cittadella Vigodarzere, i Papafava, i Cini – ma soprattutto di uno stuolo di umili, anonimi lavoratori, talvolta veri e propri artisti nel maneggiare scalpello e mazzuolo. Un ricco apparato iconografico accompagna il testo e contribuisce a dare un’idea di cosa abbia rappresentato la masegna per tutte le genti euganee.

Il pomeriggio è proseguito con l’interessante relazione dello studioso Paolo Franceschetti, che ha illustrato la misconosciuta figura del fotografo padovano Paolo Minotti, attivo fra Otto e Novecento, autore di una prima campagna fotografica relativa al comprensorio euganeo: sullo schermo è susseguita la straordinaria raccolta delle immagini – una quarantina circa – dedicate a tutti i paesi dei Colli Euganei, databili agli anni fra il 1899 e il 1911: l’aspetto rilevante è costituito dal fatto che sono rappresentati anche i centri cosiddetti minori, che per la prima volta ebbero il privilegio di essere immortalati su cartolina.

Da ultimo Sergio Giorato, coordinatore scientifico del museo del territorio dei Colli Euganei, ha esposto grazie a una serie di videointerviste il suo recente progetto “Oralità e media”, che consiste nel recupero di preziose testimonianze dirette sul vissuto dei Colli Euganei nel corso della seconda parte del Novecento – per citare qualche esempio, i testimoni hanno raccontato le loro memorie sull’antica fiera di Bresseo, la cattura del partigiano Bruno Baldan, la pesca nel canale Rialto, l’affermazione del turismo alle terme aponensi. Perché – questa è anche la mission del museo del territorio dei Colli Euganei – l’idea di conservare la memoria del territorio nasce anche dalla semplice voglia di fare insieme qualcosa di utile per la comunità, che resti al di là del tempo, che serva alle generazioni future. Perché il punto di partenza che si condivide è che l’identità si costruisce sulla memoria e comincia con il custodire le radici. Che non significa esclusione dello straniero o del diverso ma semplicemente poter avvalersi, nei confronti con l’altro, di un grande patrimonio ereditato dalla storia.

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