La vita di San Francesco: capolavoro dell’agiografia medievale
Giovedì 19 marzo il professor Gian Domenico Mazzocato, autore trevigiano de “Il delitto della contessa Onigo” e di molti altri libri di successo, ha presentato, a Palazzo Rinaldi di Treviso, la sua traduzione della “Vita di San Francesco di Bonaventura di Bagnoregio” (Editoriale Programma, 169 pagine, 9,90 euro). San Francesco (1181-1226) è una delle personalità universalmente conosciute e venerate della cultura occidentale, fondatore dei frati minori, proclamato santo da Gregorio IX nel 1228. La “Legenda maior”, fu scritta da Bonaventura per incarico del capitolo generale di Narbona del 23 maggio 1260. La vita di Francesco, autentico capolavoro dell’agiografia medievale, fu presentata al capitolo di Pisa nel 1263 e approvata dai padri capitolari. Il diligente e assiduo lavoro di Mazzocato ha reso in uno splendido e fluente italiano il duro e crudo latino dell’autore. Si tratta di un’opera di grande afflato mistico, che non solo tiene presenti tutte le biografie francescane precedenti, ma anche le supera per rigore espositivo. L’autore raccoglie la materia della narrazione attorno ad alcuni temi di fondo: umiltà, accoglienza, obbedienza, attenzione ai sofferenti, amore per tutte le creature di Dio, severità di costumi, comprensione e compartecipazione alle debolezze umane, scelta radicale della povertà, obbedienza al vangelo, la vita dissipata prima della “conversione”, la rinuncia al mondo, il cammino verso la santità, l’aprirsi al mondo, gli anni del pellegrinaggio, l’estasi, l’insegnamento e le stigmate. In una parola, Mazzocato è riuscito a darci un’opera di grande fascino che evidenzia il personaggio Francesco in tutte le sfaccettature della sua personalità in ogni fase della sua vita.
Bonaventura da Bagnoregio (1217-1274) è il maggior pensatore della tradizione francescana. Studiò e insegnò alla Sorbona di Parigi, fu canonizzato da Sisto IV nel 1482 e proclamato dottore della Chiesa da Sisto V nel 1588. Alla sua biografia si ispirò Giotto per il ciclo francescano della basilica di Assisi. Dal 1257 al 1274 fu ministro generale dell’Ordine e sotto la sua direzione furono pubblicate le “Costituzioni narbonesi”, su cui si fondarono le successive costituzioni francescane. E’ autore nel 1259 dell’”Itinerarium mentis in Deum” (L’itinerario della mente verso Dio), testo fondamentale della letteratura mistica medievale: riflessione sul cammino dell’anima che procede nella conoscenza di Dio, sulle orme di san Francesco.
LA RICCA POVERTA’ DI SAN FRANCESCO
A titolo di esempio riportiamo un capitolo della “Legenda maior”: “Affetto da un grave morbo, Francesco si trasferì ad Assisi. Egli giunse con i suoi compagni di viaggio, ad un villaggio poverissimo, Satriano, dove risultò inutile la ricerca di cibo. Non trovarono nulla da comprare. Il santo li apostrofò: “Non avete trovato nulla perché avete più fiducia nelle vostre mosche che in Dio” (chiamava mosche i soldi). Proseguì: “Ritornate alle case di cui avete fatto il giro e chiedete umilmente l’elemosina offrendo l’amore di Dio al posto del denaro”. I frati misero da parte la vergogna e chiesero l’elemosina ottenendo in nome dell’amore di Dio più di quanto potessero avere con il denaro. La ricca povertà di Francesco rispose al bisogno come il denaro non aveva potuto fare”.
IL VERO VOLTO DI FRANCESCO
Mazzocato si pone la questione cruciale del suo lavoro: l’immagine e il volto di Francesco tramandati dalla tradizione corrispondono al vero? Esaminiamo le due biografie principali, quella di Tommaso da Celano e quella di Bonaventura. La prima di narra gli aspetti meno edificanti e ruvidi di Francesco, mentre la seconda ci presenta un santo quasi idealizzato e ingentilito, più teologico e spirituale che trova la sua massima espressione nei “Fioretti”, scritti nei primi anni del Quattrocento. Riportiamo due esempi: quando si pensa ai prodigi viene subito in mente la scena del santo che ammansisce il lupo. Un episodio che forse non accadde mai, che ricorre nei “Fioretti”, scritti molti anni dopo la morte, per significare la vittoria di Francesco sul male simboleggiato dal lupo. Secondo il primo biografo Francesco temeva che il “gran numero” dei suoi seguaci potesse comportare una minore osservanza della povertà che caratterizzava il “piccolo gruppo” dei primi francescani. Questa preoccupazione non viene riportata da Bonaventura. Un altro problema è posto in luce dal Mazzocato: alcune cose Francesco le scriveva, altre le dettava e ciò lasciava a chi trascriveva la possibilità di ampliare o ridurre le parole del santo. E poi un’altra questione non meno importante. Perché Innocenzo III approvò solo oralmente la Regola? Per le resistenze della Curia papale che vedeva di malocchio i movimenti pauperistici che contestavano le ricchezze della Chiesa? E poi perché nel 1266 a Parigi il capitolo generale decretò la distruzione di tutte le vite precedenti a quella di Bonaventura? E perché dieci anni dopo il capitolo generale a Padova ordinò il recupero dei fatti del santo non riportati dal secondo biografo? Sta di fatto che del primo e ruvido Francesco di Tommaso da Celano è rimasto poco o nulla.


