L’adunata degli Alpini a Genova, nel 2001: l’emozione di un giornalista-testimone

Il 2001 è stato l’anno del mio pensionamento dal Gazzettino, anche se la professione ho continuato a praticarla, sia mediante un contratto di collaborazione col mio vecchio giornale che disdissi nel 2022, sia con l’impegno per altri quotidiani e riviste, fra i quali L’Osservatore Romano, Giornale di Brescia, Alpes, La Voce di Romagna, Libro Aperto, Gazzetta di Parma, Opinioni Nuove, Il Messaggero di Sant’Antonio.

Ed è stato, quel lontano 2001, anche l’anno di una grande soddisfazione, di una fra le gioie più gradite della mia vita, non soltanto professionale.

La rievocazione di quell’evento, ora, si lega ad un ritorno: non mio, ma degli Alpini.

Nel maggio prossimo (8-10), infatti, la 97esima adunata nazionale delle Penne Nere si terrà a Genova. E a Genova, il 9-10 maggio di 25 anni fa, io, inviato del Gazzettino alla grande “kermesse scarpona” ricevetti il Premio Giornalista dell’anno dell’ANA. Per l’intensa attività svolta, non soltanto sul quotidiano di Venezia, ma pure su diverse altre testate, facendo conoscere la presenza attiva delle Penne Nere, l’impegno solidale profuso con generosità, dedizione, gratuità, in Italia e all’estero.

Se penso alle pagine scritte su questi uomini straordinari, che ho definito più volte “un popolo” forte e generoso, constato, senza falsa modestia, ma con oggettività sicura, di essere tra le firme del giornalismo nazionale post anni Sessanta del secolo scorso, quella con maggiori attenzioni agli alpini, visti non soltanto nelle adunate, nelle assemblee, nei vari raduni, ma pure sul campo.

Non invano partecipai a quei viaggi-pellegrinaggi (come li avevo definiti) in terra di Russia: 1993 – inaugurazione dell’Asilo Sorriso a Rossosch; 2013 – di nuovo a Rossosch per un ampliamento di quella realtà; 2018 – ritorno a Niklolajewka (giusto anche il titolo di un mio libro pubblicato nel 2005 da MUP  Editore Parma) per l’inaugurazione del Ponte degli Alpini per l’Amicizia in quel di Livenka. Perché là gli “alpini di pace” (titolo pure di un altro mio libro sulle Penne Nere edito da Il Prato Padova) li avevo visti all’opera. Traendo la consapevolezza di un popolo veramente eccezionale…

Un riconoscimento, quello dell’ANA, che non costituì un traguardo, ma un semplice proseguimento, nella mia attività giornalistica, di un percorso per gli Alpini, accanto agli Alpini, con un numero di articoli dei quali ho perso il conto… dopo quota mille!

Il primo era stato nel 1966 sul settimanale cattolico di Ravenna “L’Argine”, una recensione a “La ritirata di Russia” di Egisto Corradi, mitico inviato speciale che molto ammiravo, il quale ebbe la squisitezza di inviarmi un caldo ringraziamento su carta intestata del Corriere della Sera.

Poi, articoli di cronaca dalla redazione bellunese del Gazzettino, da quella padovana in occasione della grande adunata nazionale del 1976, e via elencando, sulle pagine de L’Eco di Padova, L’Occhio, Il Piccolo, e altre testate, nonché commenti televisivi su Rai3, come ‘spalla’ del caporedattore Giovanni Stefani (Asiago 2006, Bassano del Grappa 2008, Treviso 2017).

Interviste a Giulio Bedeschi, Mario Rigoni Stern, Enrico Reginato, ai presidenti nazionalei Franco Bertagnolli, Leonardo Caprioli, Beppe Parazzini, Corrado Perona, Sebastiano Favero, e ad altri personaggi al mondo delle Penne Nere legati, come l’ultracentenaria Ida, mamma di Reginato, nonché la quasi centenaria vedova, Imelda.

E adesso, nonostante le condizioni fisiche malmesse, al punto da impedirmi trasferte anche brevi, come al Bosco delle Penne Mozze, sugli alpini, per gli alpini, qualcosa scrivo, qualcosa dico e ho detto, come nel 70esimo anniversario della fondazione di Fameja Alpina, organo ufficiale della sezione Ana di Treviso, su invito del direttore Michele Coiro.

Insomma, da quel giorno felice di Genova 2001 ad oggi, per gli Alpini ci sono sempre stato (penso in particolare alla collaborazione fornita al Gruppo di Arcade per il Premio Letterario “Parole attorno al fuoco”), e… ci resto.

 Con tanti ricordi di adunate, di personaggi di quel mondo, vivi o che “sono andati avanti”: Vitaliano Peduzzi e Arturo Vita, che mi invitarono a collaborare al mensile L’ Alpino, il direttore-gentiluomo di quel periodico, generale Cesare Di Dato, classe 1931, tuttora sulla breccia in quel di Como (con Giuliana, Valeria, Matteo, la compianta Mariolina), Peppino Prisco, appassionato dell’Inter, il cui primo amore però erano stati, e restavano, gli Alpini!, padre Giovanni Brevi, Bortolo Busnardo, il mio collega Sergio Gervasutti, i generali Aldo Rasero, Luigi Poli, Gianni De Acutis, Pino Rizzo, Giuseppe Carniel, Silverio Vecchio, Renato Genovese. Quindi, Angelo Greppi, Lino Chies, Cesare Poncato, Toni Battistella, Angelo Dal Borgo, Nicola Stefani, testimoni (non soltanto a Genova 2001) della mia passione per le Penne Nere – poi, ricordando quell’evento nel capoluogo ligure, ecco affacciarsi la figura di Gianni Todesco a Palazzo Ducale, dopo il conferimento del Premio: “Sono il presidente sella sezione di Padova: complimenti!”…

Al presidente nazionale dell’Ana Beppe Parazzini, che mi aveva consegnato il diploma e l’assegno, chiesi di poter dire poche parole, e furono veramente tali, all’insegna di quella capacità di sintesi che ogni giornalista deve all’occorrenza saper scrivere/pronunciare. Il riconoscimento ricevuto lo dedicai “alla cara memoria dell’amico Giulio Bedeschi”.

L’adunata genovese andò poi alla grande, con una sfilata domenicale meravigliosa, baciata dal sole e con una temperatura mite. Lo sfogo, per così dire, di Giove Pluvio si manifestò invece l’indomani, lunedì 11 maggio.

Una pioggia battente tale da costringere me e altri ospiti dell’albergo vicinissimo alla stazione di Genova Brignole a chiamare un taxi (per un tragitto così breve) onde evitare di essere inzuppati da catinelle d’acqua!…

Ricordando quel lontano maggio 2001, seguirò allora le fasi salienti della prossima adunata “scarpona” genovese davanti al televisore – come peraltro faccio da diversi anni, in una condizione comune ad altri veci, alpini e non alpini, coinvolti emotivamente nella visione dell’Italia che torna, giusta l’affermazione dell’avvocato Odoardo Ascari a commento della grande manifestazione annuale delle Penne Nere, simboli emblematici di una Patria amata e servita con dedizione, con o senza l’uniforme, ma sempre con quel leggendario cappello con la penna nera…

Con questo pensiero, allora, sempre ricordando, ci sarò nuovamente anch’io (a Dio piacendo, s’intende), a Genova, 25 anni dopo!

                                                                                                

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