La chiesa ottocentesca di Cervarese Santa Croce: storia e recupero

Caso forse unico della diocesi patavina se non dell’intero Veneto, la parrocchia dell’Esaltazione della Santa Croce di Cervarese conserva ancora in piedi in luoghi diversi ma comunque non lontani l’uno dall’altro, le sue tre chiese parrocchiali: la primitiva, già menzionata nell’anno 874 in un documento del vescovo padovano Rorio, è l’Oratorio della Santa Croce, recuperato alla funzione pubblica grazie a un complesso intervento di restauro promosso una quarantina d’anni fa. Rimase parrocchiale fino al 1872.

Della seconda chiesa diremo fra qualche riga. L’attuale, inaugurata nel 1966, è stata costruita in una zona più centrale rispetto alle altre due precedenti, conformemente allo sviluppo urbanistico moderno del paese. «Se da un lato tale patrimonio di storia e cultura costituisce un vanto per la comunità locale – spiega Gianni Degan, storico che vanta al proprio attivo alcuni pregevoli lavori sulla storia religiosa della parrocchia – dall’altro c’è la preoccupazione della conservazione e manutenzione di tali edifici». Sì, perché la nota dolente è rappresentata dalla seconda chiesa, quella ottocentesca, che versa in condizioni di totale degrado e per la quale, allo stato attuale, s’intravedono se non scarse possibilità di poterla salvare dalla completa rovina. L’edificio fu costruito all’indomani dell’annessione del Veneto al Regno d’Italia, tra il 1870 e il 1872. Sul progettista si tramanda un nome eccellente: a leggere quanto scrive l’abate Giovanni Conti in un opuscolo stampato dalla reale tipografia vicentina Girolamo Burato in occasione dell’inaugurazione della chiesa, sembra che il disegno sia da attribuirsi ad Alberto Cavalletto, noto ingegnere e uomo politico padovano, su sollecitazione dell’abate Fidenzio Guzzoni.

Tuttavia, nell’archivio Cavalletto, di recente ordinato sistematicamente a cura del comune di Padova, non è stato reperito nessun disegno relativo alla fabbrica di Cervarese a firma del celebre progettista, noto per la sua attività di ingegnere civile prestata nell’ufficio provinciale delle pubbliche costruzioni di Padova fino al 1848. Uguale risultato negativo hanno sortito pure le ricerche svolte presso i fondi conservati negli archivi Parrocchiale, Comunale, della Curia Vescovile e dello Stato. Ma tant’è, per quanto concerne le linee architettoniche l’ideatore della chiesa cervaresana si è ispirato alla celeberrima cappella giottesca degli Scrovegni, nello stile neogotico allora in voga. Il Regio Erario concesse la somma di 20.640 lire, mentre parrocchia e comune «compierono con private e pubbliche largizioni le lire 36.720 necessarie alla completa edificazione del nuovo tempio», su terreno donato da Fedele Lampertico, altro personaggio chiave dell’Italia liberaldemocratica. I lavori furono affidati all’impresario Natale Marzari, la direzione tecnica all’architetto Pietro Danieli. La prima pietra venne posta il 5 giugno 1870, domenica di Pentecoste, e nell’aprile 1872 i lavori risultavano già terminati: il 20 ottobre la chiesa venne ufficialmente aperta al culto. Passarono le due guerre mondiali e la comunità parrocchiale si dotò di una nuova, terza parrocchiale progettata dall’ingegnere Michele Carretta: per la chiesa ottocentesca si prospettò l’inevitabile chiusura, rimanendo in funzione solamente l’adiacente, svettante campanile.

Ora, trascorsi sessant’anni, l’edificio versa nel più completo disfacimento, basti dire che il tetto della navata appare completamente crollato, pertanto la vecchia chiesa si presenta a cielo aperto sul genere della celeberrima abbazia toscana di San Galgano di Siena. Alla fine degli anni scorsi Novanta un’iniziativa congiunta della parrocchia e dell’amministrazione comunale aveva coinvolto gli istituti artistici di Padova per l’ideazione di una proposta di progetto di salvaguardia e di riutilizzo: già all’epoca si considerava di porre mano quanto meno al restauro delle strutture del tetto per evitare il crollo definitivo e irreparabile. Tanto più che l’interno dell’edificio custodisce, in stato di conservazione alquanto precario, ancora i pregevoli altari laterali cinquecenteschi provenienti dalla precedente parrocchiale e le decorazioni di Giuliano Tommasi. Allora non mancarono le proposte, supportate dalle promesse di enti pubblici e privati rivolte all’atteso recupero dell’immobile. Ma il tutto è poi rimasto lettera morta. Di recente è da segnalarsi la lodevole iniziativa dell’amministrazione comunale che, grazie alla supervisione della curia di Padova, ha stipulato con la parrocchia una convenzione finalizzata alla ricerca di finanziamenti nel tentativo di procedere a un necessario risanamento dell’edificio in vista di un suo possibile riutilizzo. Staremo a vedere quale futuro – se mai ce ne sarà uno – attenderà la vecchia chiesa parrocchiale, particolarmente cara alla memoria di chi scrive perché qui, nel lontano gennaio del 1913, si unirono in matrimonio i miei nonni paterni Erina America (nata ad Amparo presso San Paolo del Brasile e, una volta rientrata con la famiglia in patria, stabilitasi a Cervarese), e Osvaldo Alberto.

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