Armi all’Ucraina e ipocrisia occidentale: la guerra come affarismo economico

In questo capitolo del mio recente saggio: “Dell’irragionevole ragione. Sguardi sull’Occidente”, Città del Sole Edizioni, 2025, riporto la preziosa testimonianza del bellunese Luigi Ciotti, fondatore del gruppo “Abele”. Fulgida figura di sacerdote impegnato in prima linea contro ogni ingiustizia sociale a tutela delle fasce deboli, Ciotti smaschera la “dittatura del profitto”, che mette oggi a serio repentaglio la stessa sopravvivenza della specie umana. 

Se giungeremo al punto di giustificare le guerre considerandole addirittura “sante” perché tese a difendere valori come la libertà, la giustizia e, paradossalmente, la stessa pace, non avremo fatto molti passi in avanti rispetto al Medioevo. L’epoca buia per eccellenza glorificò difatti come “religiose” le gesta dei Crociati, cui era stato assegnato il sacro compito di difendere con la spada il Santo Sepolcro di Gerusalemme profanato dagli Islamici. In un secolo ancora più oscuro del Medioevo si precipitò tuttavia qualche centinaio di anni dopo, quando l’ideologia nazista incendiò l’Europa al grido di “Gott mit Uns”: quel “Dio con noi”, cioè, che, secondo Adolf Hitler, avrebbe dovuto assolvere (o in ogni caso depenalizzare) gli orrori dell’Olocausto. Da che mondo è mondo, la pretesa di superiorità di una “razza” rispetto a un’altra nasconde un irrefrenabile desiderio di prevaricazione le cui motivazioni affondano in un bisogno sostanzialmente elementare: il predominio territoriale, teso a una redistribuzione di risorse che avvantaggi il prevaricatore.

La stessa cosa era successa anche nei “civili” Stati Uniti cento anni prima di Hitler, quando la grande Guerra di Secessione aveva spaccato la nazione in Nordisti e Sudisti, questi ultimi interessati a perpetuare la pratica della schiavitù, tesa a mantenere in piedi l’immensa forza lavoro delle sterminate piantagioni di cotone presenti negli stati meridionali dell’Unione. Viene difficile credere che, all’epoca, la discriminazione legata al colore della pelle traesse da motivi meramente ideologici, da steccati eretti a difesa dell’integrità di una razza – nel caso specifico quella bianca – ritenuta superiore rispetto alla nera. Ogni discriminazione ha, viceversa, una sua causalità ben individuabile in una pretesa espansionistica mirata dapprima a consolidare quindi ad arricchire la propria posizione sulla scena internazionale.

Nell’aprile 2022, a neppure due mesi dallo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, in un’intervista rilasciata alla testata “Il Fatto Quotidiano” Don Luigi Ciotti, fondatore e anima del Gruppo “Abele”, definisce senza mezzi termini “immorale” l’aumento della spesa militare nelle nazioni occidentali.

“Pace” spiega Don Ciotti nella sua intervista “non è frutto di discorsi ma di concrete scelte e azioni politiche. Pace significa giustizia sociale e diritti fondamentali garantiti a ogni latitudine. Senza quella base la pace sarà sempre solo tregua, intervallo tra guerre”. Espressioni crude, che vanno giù pesanti a stigmatizzare il comportamento del cosiddetto “mondo civilizzato” odierno che, nascondendosi dietro belle parole come uguaglianza, libertà, progresso e tant’altro, di fatto preparano il terreno ai conflitti. Ne è esempio, sempre secondo Don Ciotti “l’asservimento del mondo occidentale alla dittatura del profitto; per pure ragioni d’interesse economico sono stati siglati negli anni affari con nazioni che negano i diritti umani, sociali, civili”.

La guerra intesa dunque come affare, e non soltanto come pretesto per scardinare equilibri, assetti istituzionali, realtà economiche e sociali al fine di imporre un nuovo understatement globale. Riflessione a dir poco inquietante, che induce a fare i conti con la sostanziale indifferenza – o, per meglio dire, cinismo – con cui viene sempre affrontata la realtà della guerra. La quale ultima è, nelle sue implicazioni molteplici, anche e soprattutto perdita di vite umane, distruzione di territori interi, orrore e sconvolgimento senza fine. Immorale? Forse e, più verosimilmente, amorale, venendomi difficile pensare che coloro che questa guerra promuovono e sostengono abbiano un codice interiore di riferimento diverso dalla profonda pulsione di morte che sta sempre sottesa a ogni spasmodico tentativo di possesso.

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