“Il sogno di Suzana” di Ausilio Bertoli: trasformare il dolore

Il sogno di Suzana (sottotitolo, Amore e morte nel Kosovo) è il più recente romanzo dello scrittore e sociologo vicentino Ausilio Bertoli, autore di molti libri fra i quali Il veggente di Bovo, Un mondo da buttare, L’amore ultimo, Gente tagliata, Ricerche amorose e molti altri. La sua nuova opera vede protagonista una infermiera che vorrebbe studiare medicina e occuparsi di bambini, specialmente di orfani. Boris, farmacista vicentino, con la sua station wagon approda a Prizren, seconda città del Kosovo, nel cui ospedale opera da volontaria un medico padovano, Clizia. Boris è innamorato di Clizia mentre Chiara, sorella di Clizia, è innamorata di Boris. Ma sono anime disperse e sconvolte da una guerra che non lascia margini a speranze: nessuno ama la persona giusta, nessuno sembra trovarsi al posto giusto. Chiara rimane uccisa, Suzana muore, Boris viene ferito. Un destino feroce incombe su tutti.

Bertoli si sofferma sui funerali di Suzana. Il rito funebre si celebra di sera nel cimitero di Prizren. Boris è sconvolto e, in quel momento tragico, Clizia gli parla del sogno di Suzana: “L’unica cosa che Suzana approverebbe senza riserve sarebbe il tuo coinvolgimento nella realizzazione di una clinica pediatrica per curare i bambini diseredati della zona e del mondo. Voleva diventare una dottoressa solo per questo. Me lo aveva confidato quando anch’io l’avevo fatta partecipe delle mie ambizioni, dei miei progetti. Ti prego, Boris, non ci deludere”. “Contaci, Clizia”, risponde Boris, “non provocherò delusioni né a te né a Suzana”. “Pensai che quel sogno non doveva essere gettato via, che non avrei voluto altri amori, che la mia ricerca era finita, e sentivo che avrei potuto trasformare il dolore in qualcosa che potesse dare un senso alla mia vita, fino ad allora grama e insignificante”.

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