Il “capitale spirituale” nell’economia del XXI secolo: oltre il benessere materiale

Il XXI secolo ha smentito ogni previsione di secolarizzazione: oltre al persistere della religione attraverso un Cattolicesimo in lotta tra tradizione e cambiamento, al diffondersi dell’Islam e di nuovi cristiani protestanti, sono emerse rinnovate forme di pensiero, tese all’affermazione di una spiritualità priva di strutture rigide o di dogmi. Fin dai tempi più remoti, l’uomo ha cercato risposte ai grandi misteri della vita, sviluppando sistemi di pensiero e pratiche per entrare in contatto con il divino o con sé stesso. Una ricerca, che va al di là del materiale e del tangibile, concentrata nel ritrovamento di una fonte di conforto.

Alcune persone si focalizzano sulla riscoperta della natura, in relazione con i suoi cicli e nel rispetto dei suoi tempi, non più costretta dalle esigenze del profitto; altre, affinano la propria trascendenza attraverso l’arte, la musica, la meditazione; altre ancora trovano consolazione all’interno di una confessione organizzata.  Gli studiosi delle religioni – condivisi anche dalla prospettiva laica – tendono a considerare tale spiritualità contemporanea come un eclettismo o una religiosità morbida, o un insieme di pratiche sparse o di pseudoscienze, che allargano i confini alla dimensione terapeutica. Tuttavia, essa possiede una rilevanza sociale e culturale, in quanto si basa sulla costruzione dell’autonomia, incarnando la modernità stessa, nel trionfo della scienza e della tecnologica.

La mobilità sociale, la migrazione e il viaggio, la possibilità di cambiare sesso e modo di sentire, fanno sì che l’attuale spiritualità comprenda uno dei possibili percorsi verso un diverso progetto di vita, imperniato sull’aspetto egocentrico. D’altra parte, il mondo del lavoro e delle imprese mirano a rendere più flessibili le relazioni con l’integrazione di tecnologie come lo yoga, la meditazione mindfulness – che infonde la consapevolezza dell’essere nel presente –, o le diverse risorse associate al coaching, quando cioè un professionista supporta un allievo nel raggiungimento di uno specifico obiettivo.

La stessa politica istituzionale e la circolazione del sapere scientifico sono già permeati dalla de-gerarchizzazione dell’autorità. Attraverso la “rete”, si instaurano legami più egualitari, in linea con le esigenze individuali e con un linguaggio concreto. Ciò è emerso con particolare forza durante la pandemia di Covid-19, quando queste culture “altre” hanno sfidato la conoscenza scientifica consolidata, la vaccinazione di massa, l’isolamento. La forte connessione tra spiritualità, terapie alternative e metodi ispirati al paradigma New Age, ai rituali con uso di piante, oli essenziali, cristalli o pietre, si è concretizza sulla fiducia in sé stessi e sulla cura di sé.  Sull’onda dei social media si è diffuso un discorso monocorde contro l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), i ministeri della Salute e le conoscenze specialistiche biomediche concordate.

Pertanto, se la spiritualità è parte costitutiva della cultura contemporanea in cui si sacralizzano il denaro, il mercato e l’individuo, possiamo supporre che non vi sia esperienza umana senza fede, poiché in essa risiede la fonte stessa della produzione di mondi possibili. Nicolás Viotti, nell’interessante articolo sulla “Spiritualità dell’io nel nuovo capitalismo”, avanza la relazione tra i due termini – spiritualità e capitalismo –, affermando: “Non è quindi un caso che un sistema più orizzontale, dove viene promossa simultaneamente l’autonomia personale e la socialità espansa che include macchine, piattaforme digitali e dispositivi virtuali, sia anche quello che favorisce una connessione con forze che vanno oltre l’umano, come l’“energia cosmica” o il “potere personale”, incoraggiata da uno spostamento dei confini, mai del tutto efficaci, tra pubblico e privato, tra reale e virtuale, tra sacro e profano”.

In sostanza, se l’auto-spiritualità contemporanea fornisce una risorsa importante al diffondersi di tecnologie a vantaggio del consumismo e dell’omologazione esistenziale, può anche far emergere nuove forme di immaginazione e di azione politico-economica, producendo valori, esperienze e progetti alternativi. Si parla spesso di stare nel Flow – nel flusso – e di non resistere ai cambiamenti, ma di accettare che la vita fluisca: ciò significa fidarsi di un’energia creativa più grande dell’individuo stesso, che spinge sempre avanti, anche quando non si conosce esattamente la direzione.

Tuttavia, l’ideale sarebbe costruire un nuovo modo di abitare il mondo, in cui economia e interiorità non siano in conflitto, ma si sostengano reciprocamente. Proprio su tale argomento, si è svolto nel novembre 2025, a Prato e a Castelnuovo di Garfagnana, il Festival di Economia e Spiritualità, all’interno del progetto “Oikonomia”, promosso da Ricostruire la Vita, su intuizione di Luigino Bruni e padre Guidalberto Bormolini. Al richiamo di una diversa amministrazione delle risorse, secondo logiche interiori ed etiche, capaci di rispondere al bisogno umano in tutta la sua complessità, hanno risposto economisti, teologi, poeti, sociologi, studiosi e operatori culturali. Nel mettere in luce la centralità del “capitale spirituale”, essi hanno avanzato interessanti considerazioni per rivedere, comprendere e superare le crisi legate al rapporto tra economia e vita interiore. Il messaggio è chiaro: il benessere materiale non basta; la società contemporanea rischia di ritrovarsi impreparata davanti alle proprie fragilità se non coltiva l’idea della spiritualità come bene comune e globale, indispensabile per la salute della società, della democrazia, del lavoro e delle relazioni.

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