Una ferita aperta: i risarcimenti negati alle vittime dell’occupazione tedesca

Ragion di Stato, contesto internazionale, equilibri geopolitici, probabili ingerenze politiche e dei servizi segreti. L’azione penale contro i crimini tedeschi compiuti in Italia durante la seconda guerra mondiale non ha mai risarcito le migliaia di vittime civili di stragi e crimini compiuti dai nazisti durante l’occupazione del nostro Paese: un conto in sospeso, con una storia giuridica travagliata che parte dagli accordi tra Italia e Germania, al vertice di Trieste del 2008, a favore dei tedeschi.

Dopo l’incontro tra la Cancelliera Merkel e l’allora Primo Ministro Berlusconi, la Germania si impegnò a finanziare eventi culturali e monumenti ma non a risarcire gli eredi delle vittime delle stragi naziste, malgrado la Cassazione – sempre nel 2008 – avesse stabilito che si poteva condannare lo Stato edesco e l’anno prima, nel 2007, una villa di proprietà tedesca era stata sottoposta a ipoteca.

Come figlio di una vittima del grave crimine di guerra di Castello di Godego, in provincia di Treviso, che il 29 aprile 1945 costò la vita a 136 innocenti, non mi sono mai sentito protetto o aiutato dallo Stato italiano. Mia madre, vedova di guerra, quando mori nel 1999 all’età di 94 anni, percepiva una pensione pari a 250 euro mensili di oggi. Nel corso degli anni, ha sempre avuto un atteggiamento di sfiducia nei vari governi e nello Stato italiano, che riteneva organizzasse cerimonie e manifestazioni al solo scopo di creare alibi e diversioni rispetto a ciò che avrebbe veramente dovuto e potuto fare, vale a dire impegnarsi per ottenere giustizia cercando di far processare i responsabili dei crimini di guerra e pretendere risarcimenti dalla Germania.

Nel corso del tempo ho potuto constatare come nulla di tutto questo fosse nelle intenzioni di questo Paese, per il quale mio padre era stato fucilato. E pensare che la Repubblica Federale Tedesca aveva assunto l’obbligo dei risarcimenti già alla fine della seconda guerra mondiale, per riacquistare un minimo di dignità nel consesso civile. Gli accordi stabiliti nell’immediato dopoguerra erano sicuramente troppo onerosi, tanto che l’accordo di Londra de! 27 febbraio 1953 ridusse ii debito del 50 per cento rinviando il pagamento della rimanenza all’epoca in cui la Germania fosse riunita. Alla riunificazione il cancelliere Helmut Kohl, per non subire il default, decise che solo pochi paesi sarebbero stati risarciti, escludendo l’Italia. Su “Il Sole 24 Ore” del 15 ottobre 2014, a firma di Riccardo Barlaam, apparve un articolo dal titolo: “La Merkel ha dimenticato quando l’Europa dimezzò i debiti di guerra alla Germania”.

La Legge Pinto n. 89 del 24 marzo 2001 recita: “Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo”, avvalorata dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo (Cedu). Quando la Germania capì che l’Italia cominciava a fare sul serio, si rivolse alla Corte Internazionale di Giustizia lamentando che era stata offesa I’immunità dello Stato. Nel febbraio del 2012 l’Aja ribadì l’immunità della Germania secondo ii diritto internazionale. L’Italia recepì tale sentenza con la Legge n. 5 del 14 gennaio 2013. Ma proprio su questa norma ii Tribunale di Firenze sollevò un dubbio di costituzionalità che la Corte Costituzionale accolse, affermando il principio secondo cui le norme che impediscono ad un giudice italiano di accertare eventuali responsabilità di un altro Stato, per violazioni gravissime come i crimini di guerra o contro l’umanità, commessi nel territorio italiano a danno di cittadini italiani, risultano incostituzionali in quanto non rispettano gli articoli 2 e 4 della nostra Costituzione sulla tutela dei diritti inviolabili dell’uomo e sul diritto alla difesa. Con la sentenza n. 238/2014, la Corte Costituzionale ha reso illegittima la decisione della Corte dell’Aja. Si parla di una cifra intorno ai 100 miliardi di euro per i principali crimini nazisti tra il 1943 e il 1945, comprendendo i morti nei lager e quelli deceduti subito dopo il ritorno in Patria. Per inciso, i conti presentati dal Parlamento greco ammontano a 290 miliardi, mentre quello del Parlamento polacco a 500 miliardi. Come è possibile che, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, la Germania non abbia ancora adempiuto alle sentenze emesse nel nostro Paese? È una questione poco chiara e delicata nella quale entra in gioco anche I’Avvocatura di Stato, la quale fino al 2008 era a favore delle vittime. Dopo il 2008, invece, avrebbe cambiato parere, spalleggiando ii governo tedesco sicuramente su ordine governativo.

Quale Presidente, quale Ministro degli Esteri ha ordinato all’Avvocatura di Stato di difendere i crimini nazisti nei tribunali contro i parenti delle vittime? È quello che il magistrato Luca Baiada sta cercando di scoprire, dopo i dinieghi ricevuti, utilizzando il decreto trasparenza del 2016. II magistrato, come privato cittadino, ha quindi avviato causa al Tar. L’udienza si è svolta l’8 maggio 2019 e la causa è stata messa in decisione dal Tar de! Lazio. È evidente che oramai, per ragioni legate all’età, le condanne nei confronti dei singoli non potranno più essere eseguite, ma questo non annulla il diritto degli eredi a veder riconosciuto il giusto risarcimento. Possono, ancora oggi, le ragioni politiche e diplomatiche ostacolare, e addirittura opporsi, alle istanze risarcitorie? Si chiede la senatrice a vita Liliana Segre: “Come fanno i Capi di Stato a tacere? Diventata vecchia, come è possibile vedere l’armadio della vergogna ancora mezzo aperto e mezzo chiuso e così riaprire un’altra vergogna, quella del detto e non detto?”.

In Germania, nonostante molti tedeschi siano consapevoli dei crimini compiuti dalla Wehrmacht, ancora oggi si tende a far credere che sia gli ufficiali, sia i soldati dell’esercito regolare si siano comportati “con dignità e onore”, come prescrive il “soldbuch” che ogni soldato tedesco porta su di sé, contenente foto e i dieci comandamenti (Gebote) per il buon comportamento in guerra del militare che, naturalmente, prescrive la sacralità dei civili e dei prigionieri di guerra disarmati. La condanna all’ergastolo inflitta al soldato tedesco Alfred Stork nel 2013, data l’età avanzata, assume un valore puramente simbolico; tuttavia fa capire ai giovani che si è sempre responsabili, a qualsiasi età, dei crimini che si commettono, senza giustificazioni rispetto alle linee di comando. La nostra sudditanza alla Germania, nazione amica, ci umilia e mortifica. La dignità è venuta a mancare. Lo Stato e i vari governi che si sono succeduti, con l’Avvocatura al loro servizio, dovevano battersi accanto ai cittadini per ottenere il dovuto e poi, anche, fare il loro dovere verso quei popoli – e non sono pochi – da noi, a nostra volta, occupati e oppressi. La repressione delle violazioni del diritto internazionale umanitario, senza i risarcimenti, è incompleta. Per sanare questa ferita in via definitiva, il Governo Draghi ha emesso il  decreto legge 30 aprile 2022, n. 36 convertito con modificazioni dalla legge 29 giugno 2022, n. 79: ”L’ articolo 43 del citato decreto-legge dispone che presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze viene istituito un Fondo per il ristoro dei danni subiti dalle vittime di crimini di guerra e contro l’umanità per !a lesione di diritti inviolabili della persona, compiuti sul territorio italiano o comunque in danno di cittadini italiani dalle forze del Terzo Reich nel periodo tra ii 1° settembre 1939 e l’8 maggio 1945, assicurando continuità all’accordo tra la Repubblica Italiana e la Repubblica Federale di Germania. Reso esecutivo con decreto del Presidente della Repubblica 14 aprile 1962, n. 1263, con una dotazione di euro 20.000.000 per l’anno 2023, di euro 11.808.000 per ciascuno degli anni dal 2024 al 2026”.

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