La prima “settimana bianca” in Italia

Riemerge dal passato un articolo di Sebastiano Schiavon che, come molti altri suoi interventi, testimonia un impegno sociale purtroppo mancante nella politica odierna

Dopo il lungo periodo di chiusura di ogni attività extra scolastiche a causa del covid, la scuola primaria “Antonio Vivaldi” di Selvazzano, dove mio nipote Alessandro frequenta la quinta, ha organizzato quest’anno, per alcune classi, diverse gite d’istruzione: Giardino Botanico di Padova, Biennale di Venezia, Acquario di Cattolica e in marzo, con un’uscita un po’ diversa sull’Altopiano di Asiago al Centro Sci Fondo di Campolongo, per passare una giornata sulla neve. Ricordo infatti che mio nipote, felicissimo, quel giorno mi ha annunciato che sarebbe andato in gita, per una “giornata bianca”, per la prima volta con la scuola. Mi è così subito tornato alla mente che, nelle mie ricerche per ricostruire la vita di Sebastiano Schiavon, alla Biblioteca Nazionale di Firenze, avevo rintracciato sul periodico “La settimana sociale”, giornale dell’Unione Popolare, l’articolo La prima settimana bianca in Italia da lui scritto, il 15 dicembre 1911, e che trascrivo integralmente:

Sono da poco ritornato a Firenze dalla “Settimana bianca” di agitazione cristiano-sociale, tenuta nella Diocesi di Belluno. È il primo esempio in Italia e va segnalato al plauso ed all’imitazione di molte, di tutte le diocesi nostre, dove, come a Belluno, di vero movimento cattolico no se n’è mai quasi fatto, pur essendo il terreno tutt’altro che refrattario ad accogliere il buon seme.

Nella diocesi di Belluno si trattava di cominciare “ab ovo”: non un circolo giovanile cattolico non organizzazioni professionali, poche società di mutuo soccorso, parecchie cooperative neutre e poche cattoliche: Unione Popolare, Unione Economico Sociale, Elettorale, Femminile, Giovanile quasi sconosciute. Gli amici di colà, incoraggiati dall’ottimo vescovo, Mons. Giuseppe Foschiani, guidati dalla benemerita Direzione Diocesana, si posero con ardimento e con saviezza al lavoro.

La prima voce di una agitazione settimanale di idee e di opere cattoliche fu lanciata verso la fine dello scorso agosto, quando da chi scrive, dall’avv. Italo Rosa e a dei dirigenti l’azione cattolica del luogo furono tenute al clero alcune giornate sociali, in cui fu tracciato il programma di lavoro religioso, morale, economico da esplicarsi a tutta la vasta e importante Diocesi. Furono ore di grande entusiasmo e di forti propositi quelle passate insieme nello studio e nella disamina di grandi problemi che agitano l’umanità. E ci lasciammo tutti con il saluto fraterno ed augurale: arrivederci presto!

Ci siamo rivisti veramente presto!

La Direzione Diocesana si pose subito all’opera, sospinta anche dallo zelante clero, che era tornato alle diverse parrocchie dopo le giornate di agosto colla ferma volontà di porsi subito all’azione per attuare quanto si era deliberato. “La settimana bianca” è arrivata con un programma di lavoro (propaganda ed organizzazione) ben determinato e bene organizzato. E ci siamo trovati a Belluno sabato 2 dicembre 1911, io per ‘Unione Popolare’, l’avv. Italo Rosa per l’Unione Economico Sociale, Don Giuseppe Rebeschini per l’Ufficio del lavoro di Padova, e tanti amici di Vicenza e di Belluno per ricevere come uno squadrone di cavalleria l’ordine di volare per tutta la diocesi ad agitare le menti, a commuovere i cuori in nome delle grandi Verità della nostra Fede e a predicare tutto intero il Vangelo di Gesù Cristo perché il popolo avesse sempre più a convincersi che solo ad Esso interamente attenendosi salverà l’anima e il corpo suo.

E siamo partiti subito per i nostri accampamenti chi in automobile, chi in furgone postale, chi in corriere, chi… più modestamente a piedi senza preoccuparci gran che del freddo, delle intemperie, del ghiaccio, della neve, dei sentieri da capre, come s’è abituato ad appellarli il buon fratello, avvocato Rosa…

Simultaneamente la voce dei conferenzieri nelle chiese, nelle piazze, nelle sale dei teatri o degli alberghi, nelle aule delle Comunità Montane o in quelle più modeste delle scuole veniva udita da turbe di popolo di qualunque classe, età e sesso, il quale si sentiva rinascere a una vita migliore di idee e di opere che manifestava con la sua aperta adesione la gioia e la manifestazione dell’animo.

Ed abbiamo nella sola “Settimana bianca” percorse 118 località e tenute circa 150 conferenze su temi vari, adattati anche ai singoli luoghi: Unione Popolare, Organizzazioni, banche, latterie, circoli giovanili, sezioni della Nicolò Tommaseo, sezione del Sindacato Ferrovieri Cattolici, ecc.

Ci siamo però soprattutto preoccupati della cultura popolare cristiana e quindi abbiamo intensificato la propaganda per l’Unione Popolare, per la difesa della libertà di insegnamento, per le opere pro-emigranti e per la organizzazione di classe a base sindacale, come è stato pure riconosciuto ed approvato nella Settimana Sociale di Assisi.

Basti dire che nella parrocchia di Auronzo (ab. 4580) l’Unione popolare grazie allo zelo del rev. Pievano e di altri amici conta quasi 500 iscritti; a Falcade (ab. 1827) circa 200; e così in parecchie altre località, le quali complessivamente, da poche decine di soci, prima esistenti, verranno in quest’anno a darne alcune migliaia. E non può avvenire diversamente quando i capi-gruppo fanno il loro dovere lavorando con amore e con entusiasmo per la causa della religione e del popolo.

Ci siamo distaccati dal bellunese pieni di contentezza e siamo, da buoni soldati, andati a rapporto dagli amici della Direzione Diocesana che ci attendevano con giubilo. E del rapporto è nata questa conclusione: grande encomio agli amici di Belluno, ideatori della prima Settimana bianca in Italia che tanto bene religioso, morale e materiale ha procurato a tutta la forte e patriottica Diocesi; eccitamento a molte a tutte le altre Diocesi d’Italia, specialmente a quelle, che sono ancora dormienti di imitarne l’esempio, sottoponendosi volentieri a qualche sacrificio, anche pecuniario, e così mettendosi nella possibilità di battere il terreno palmo a palmo , con mosse rapide e simultanee potremo agitare le idee, disseminarle nel terreno dissodato dalla nostra propaganda e vederne presto i frutti nelle associazioni locali, nelle grosse organizzazioni nazionali, le sole che possano, se veramente forti, opporsi alla fiumana devastatrice e sovvertitrice dell’anticlericalismo.

Amici di Belluno, meritate il plauso incondizionato di tutti i cattolici d’Italia!!!

Sono questi gli anni in cui, dopo il forte impegno sindacale e politico del 1908/1910 a Padova e in provincia e la successiva esperienza biennale fiorentina, Sebastiano Schiavon mira a formare un movimento cattolico nel padovano che, oltre a essere religioso, sia anche sociale e politico, nella speranza di formare cattolici militanti che operino nella società. Vengono allora istituite all’Abbazia di Praglia, nel 1913, le cosiddette “Settimane sociali”, non più bianche, ma raduni di giovani cattolici per la formazione di dirigenti a livello locale. Tale esperienza si ripete, sempre nell’Abbazia, l’anno successivo con Don Emanuele Caronti, Don Giovanni Alessi, Giovanni Battista Soffiantini di Rovigo, Cesare Crescente, Italo Rosa e l’infaticabile Sebastiano Schiavon.

Tutto questo fermento positivo manca, purtroppo, nella politica di oggi.

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