Dieci anni dopo: ricordo di Padre Enzo Poiana, l’alpino rettore del Santo

Dieci anni fa, una tarda mattinata di agosto, quella del 16, il giorno dopo la grande festa dell’Assunzione di Maria al cielo, ecco squillare il telefono di casa e una voce rotta fra pianto e pause ad annunciare il drammatico evento. “È morto padre Enzo! È morto padre Enzo!”.

Ma come, ma dove, ma quando?…

La storia la sappiamo, e da dieci anni ci torniamo sopra con il ricordo del cuore e la lucidità della mente. Il cuore (il mio cuore!) con le sue ragioni, che le fonda nell’amicizia, nell’affetto reciproco, nella comune sensibilità e nella fede nel Dio uno e trino, il Dio di Gesù Cristo salvatore. La mente: nella considerazione di quella intelligenza viva, di quella capacità realizzatrice di idee, progetti formulati sì a tavolino, ma poi messi in pratica, realizzati nella realtà quotidiana – con l’aggiunta di un sentimento forte, di una grande passione, per gli Alpini… mi preme sottolinearlo!

Questo è stato, in sintesi, padre Enzo (Lorenzo, classe 1959, da Corona di Mariano del Friuli) Poiana, uomo, alpino che aveva maturato la vocazione religiosa proprio durante la naja scarpona, parroco in Trieste nella chiesa dai frati minori conventuali, quindi rettore della basilica di sant’Antonio a Padova.

Lo è stato per me, e pure per tanti, tantissimi altri, confratelli, amici, conoscenti, alpini ovviamente, nonché familiari e parenti… altrettanto ovviamente.

Da quel 16 agosto 2016, con padre Enzo fulminato da un infarto sul litorale di Bibione, nella casa delle ferie dei frati minori conventuali, che vissi come un lutto di famiglia, le cose non sono cambiate, perché, entrato sicuramente nel Regno dei cieli, nel mio cuore, lui, ci è rimasto. E come quotidianamente, fra le orazioni, ci sono i Requiem per i “miei morti”, non manca il ricordo per lui.

Non so, isolato (quasi) nel mio eremo montelliano, se i frati del Santo predisporranno una qualche manifestazione, un rito religioso “speciale” in questo decennale della scomparsa. Gli altri anni il ricordo avveniva in maniera… comunitaria, nel senso che una messa veniva celebrata in suffragio della sua e delle anime degli altri frati minori conventuali della comunità del Santo defunti, come mi era stato comunicato, secondo consuetudine…

Che cosa, a parte la grande fede, la spiritualità, di cui si è detto, voglio ricordare di lui, per fare un esempio di rettitudine, sincerità, onestà intellettuale, nelle opere, nelle azioni, nel pensare e nel parlare suoi? Onestà, sincerità, a qualcuno potrebbero apparire scontate, trattandosi di un religioso. E’ bene invece sottolinearlo, perché anche fra preti e frati, come è noto, esistono ipocrisie, falsità di atteggiamenti, invidie, e via elencando, anche calunniando!…

La franchezza di padre Enzo era invece proverbiale. Senza perdere il controllo, con estrema chiarezza e senza iattanza, lontano da ogni provocazione, diceva quel che pensava. Come quella volta che… a domanda rispose.

Un presule gli aveva chiesto l’opinione su una omelia tenuta giorni prima in basilica. E la risposta pacata e sincera fu (ne riporto il senso): il presule aveva parlato della Croce ma soltanto del braccio orizzontale! In realtà, in quella omelia si era sentito di tutto, e pure di buono, tranne che della verticalità della fede!!l – e padre Enzo non era un buonista…

Il giorno delle esequie, nel tempio antoniano gremito di gente, nonostante il periodo feriale, sopra il drappo funebre del feretro facevano spicco il Vangelo e il cappello con la penna nera! Sintesi esemplare di questo alpino, di questo seguace di San Francesco e Sant’Antonio, di quest’uomo di Dio.

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