L’Odissea di Omero: Ulisse, eroe che sfida i confini del tempo e dello spazio
L’Odissea di Christopher Nolan “pesca poco dal testo di Omero”, dice Nicola Gardini che ha dedicato un libro all’Odissea, Il più bel romanzo del mondo (Garzanti, 2025). Mancano Nausicaa che accoglie Odisseo nell’isola di Scheria e lo introduce nel mondo affascinante della reggia di Alcinoo, manca l’inganno del nome Nessuno per fuggire a Polifemo, ma soprattutto manca l’Odisseo di Dante che ha snaturato, lui, che non conosceva il greco, il mondo di Omero, facendo dell’eroe l’uomo della intelligenza che lo conduce lontano da Itaca verso un mondo sconosciuto, dove trova la morte in una specie di suicidio individuale e collettivo.
Ulisse, invece, affonda la sua personalità nel mito greco più profondo, è l’eroe “terragno” che rifiuta l’immortalità, l’uomo della sofferenza e dei naufragi per poi sconfinare fuori dal tempo e dallo spazio umano e confrontarsi con mostri, giganti e divinità. Ma il canto più misterioso dell’Odissea è l’XI in cui Tiresia lo fa ripartire da Itaca per affrontare il mare, in cerca della gente che “non conosce il sale”, e infine la morte, thanatos ex halos, che si può interpretare come la morte “che viene dal mare” o “lontana dal mare”. Omero è il poeta dei poeti, il primo e l’ultimo, in lui c’è tutto l’universo, il passato, il presente e il futuro, la luce e le tenebre di tutta l’umanità.

